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Politica

Elezioni a Massa, Nardi si ritira: l’ex onorevole rinuncia alla sua candidatura a sindaca per il Pd

di Chiara Sillicani
Martina Nardi (in foto) non corre alle elezioni se non c’è convergenza sul suo nome
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Martina Nardi (in foto) non corre alle elezioni se non c’è convergenza sul suo nome

La decisione di Martina Nardi: «Non c’è convergenza sul mio nome, mi ritiro per il bene del partito»

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MASSA. Si ritira: non compie un passo in avanti, ma neppure indietro. Si mette di lato, come chi si toglie di mezzo, senza, però, uscire di scena.

Lo fa, Martina Nardi, perché le condizioni politiche per la sua candidatura – parole sue – non ci sono, la convergenza di tutto il Partito democratico sul suo nome non si realizza. La sua disponibilità a correre per la guida di Palazzo Civico c’è, ma – spiega – solo se serve: «Non ho velleità di esserci per forza. Il gruppo dirigente del Pd ha fatto scelte diverse».

Eppure lei, Martina Nardi, vicesindaco nella terza giunta Pucci, due volte onorevole, la disponibilità a candidarsi alle amministrative l’aveva data, dopo – assicura – una serie di attente valutazione. E dopo un sondaggio che ha commissionato per conoscere l’opinione dell’elettorato, per comprendere – parafrasando – se la narrazione politica intorno alla sua persona corrispondesse alla percezione diffusa. Tradotto: cosa pensasse di lei chi vive in città, chi vota, ma è estraneo alle dinamiche politiche: «Di fronte alla mancanza di un candidato unitario – Nardi ripercorre le sue considerazioni – ho ritenuto di mettere a disposizione il mio profilo e le competenze maturate negli anni di esperienza politica. Ma prima di concretizzarla, quella disponibilità, ho fatto una serie di valutazioni».

Ha, appunto, commissionato a sue spese un sondaggio per comprendere il sentimento dell’elettorato rispetto ad una sua candidatura: «Da quel sondaggio è emerso che l’elettorato non mi è affatto ostile, piuttosto il giudizio nei miei confronti è positivo e di questo ringrazio la città. Dal sondaggio è emerso che mi si riconosce credibilità e autorevolezza». In un percorso valutativo, dal generale al particolare, sondata “la presa” sugli elettori e le elettrici, Nardi ha aperto il confronto – assicura – con tutte le forze del centro sinistra: «Per me l’unità è condizione imprescindibile. Per questo ho incontrato tutte le forze politiche al tavolo del centrosinistra e dagli incontri si è delineato un assenso sulla mia candidatura, certo con toni più o meno entusiati, con luci e qualche ombra, ma da tutti mi è stata riconosciuta conoscenza dei problemi e capacità di governo».

Le noti dolenti arrivano quando della sua candidatura Nardi parla “a casa sua”, nel suo partito, perché il Pd la quadra su di lei non la trova: «È indispensabile un accordo politico attraverso il quale le parti si confrontino, quindi trovino una risoluzione intorno ad un’unica candidatura. Ma ad oggi – ecco il succo – una convergenza di tutto il Partito democratico sul mio nome non c’è e, conseguentemente, non c’è la mia disponibilità a candidarmi. Di candidati ne abbiamo già tanti ed io certo non voglio essere la persona che impedisce la confluenza dell’intero partito su un’unica candidatura. Per il bene del Pd faccio un passo di lato». Perchè lei – assicura la Nardi – la velleità di essere in corsa per forza non ce l’ha: «Se avessi voluto candidarmi a sindaco, non avrei corso alle politiche sapendo che vincere era praticamente impossibile. Io ho lavorato per trovare una candidatura autorevole intorno a cui potesse esserci la convergenza del partito, quando non è emersa, mi sono resa disponibile, ma se l’accordo intorno al mio nome non emerge, mi faccio di lato. Io vorrei essere un collante, persona capace di federare, unire, non certo fonte di divisioni».

Si fa di lato, ma il suo appello al partito lo lancia, è l’invito a «smetterla con la belligeranza. Per la città e per il Partito democratico».

Ed è anche un invito a lasciare che la dimensione collettiva all’interno del partito prevalga sui singoli.

L’eventualità di essere uno dei nomi in lizza alle primarie Martina Nardi non la prende in considerazione perchè ritiene che non sia il tempo delle primarie, non più: «Ho sostenuto, anche pubblicamente e sulla stampa, la necessità delle primarie, ma adesso i tempi sono troppo stretti. Non dimentichiamo se si tratta pure sempre di elezioni, dopo le quali c’è bisogno di ricostruire , delineare, federare. Serve tempo e quel tempo non c’è».

Un passo di lato e il partito democratico che, a tre mesi dalle elezioni amministrative, un camdidato ufficiale unitario ancora nonc e l’ha.


 

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