Italia
Massa Carrara, bonus per assumere i lavoratori ma i soldi sono già finiti
A undici giorni dall’apertura del bando gli incentivi erano tutti “opzionati”. Ecco come sindacati e associazioni datoriali hanno “distribuito” gli oltre 2 milioni di euro ricevuti dalla Regione
MASSA-CARRARA. Sono bastati undici giorni dall’apertura del bando che riconosce incentivi a chi assume personale a tempo indeterminato per “dare fondo” alle risorse economiche che era state messe sul piatto.
Inizio e fine
È il 9 gennaio quando – nell’ambito del Patto per il Lavoro varato dalla regione Toscana a dicembre con una dotazione economica complessiva di quasi 54 milioni di euro per tutte e dieci le province toscane – si apre il bando che riconosce ottomila euro per ogni addetto assunto a quei datori di lavoro che reclutano personale con contratti che meritino di essere definiti tali e con l’obiettivo di promuovere l’occupazione stabile. Al 20 gennaio da Massa Carrara sono complessivamente giunte 31 domande – i dati sono della regione Toscana – da parte di datori di lavoro che vogliono beneficiare di quell’incentivo. Ciò significa che – se quelle domande fossero tutte accoglibili – le risorse sono già abbondantemente finite. Perché per questa misura erano stati messi sul piatto 227mila euro: ottomila euro (cifra per ciascun lavoratore assunto) moltiplicato 31 (le domande dei datori di lavoro) fa 248mila euro. Quindi siamo già fuori.
La domanda
E allora sorge spontanea una domanda che non arriva dagli addetti ai lavori ma è suggerita dal senso comune: se gli imprenditori apuani hanno voglia di stabilizzare dipendenti e basta un bonus per risvegliarli – anche se si sta parlando di piccoli, piccolissimi numeri, in 31 hanno alzato la mano – è stata forse eccessivamente esigua la dotazione economica che è stata riservata, visto che è stata tutta “opzionata” in poco più di una settimana? Andiamo con ordine per capire chi ha deciso-cosa.
Il Patto per il lavoro
A dicembre la regione Toscana vara il Patto per il lavoro, maxi pacchetto di nove misure di politica attiva per favorire l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro, e nuova occupazione. Il fondo finanziario che alimenta il Patto ha un valore di 53 milioni e 800mila euro. E di questo totale, Firenze attribuisce a Massa-Carrara due milioni e 247 mila euro. E Massa-Carrara deve decidere quanto mettere del budget ottenuto su ciascuna delle nove misure (una di esse sono, appunto, gli incentivi alle assunzioni). Decide il tavolo delle parti sociali provinciali, ovvero i sindacati – Cgil, Cisl, Uil – e le associazioni di categoria e datoriali di tutto il mondo dell’impresa, dagli industriali agli imprenditori, dagli artigiani ai commercianti, incluso il cosmo cooperativo.
La ridistribuzione
Ebbene, dal verbale di accordo per il Patto del Lavoro firmato da sindacati e associazioni di categoria e datoriali di Massa-Carrara si scoprono i quantum per ciascuna delle nove misure che sono stati decisi. Di due milioni e 247mila euro è stato destinato: il 4,8 per cento agli assegni per l’impiego a favore dei disoccupati esclusi dalle altre misure di politiche attive del lavoro; il 7,4 per cento a contributi per start up d’impresa; il 13,6% ai voucher formativi individuali; il 9,7% ai voucher just in time che di soddisfano le richieste dei lavoratori e delle imprese che necessitano di professionalità specifiche e su questo non è emersa una visione comune delle parti; l’8,4% ai voucher di conciliazione (vita/lavoro) che sono un vantaggio per chi ha figli; il 13,6% ai cosiddetti percorsi formativi brevi – mishmatch per diminuire il disallineamento domanda/offerta di lavoro; il 22, 4% a percorsi formativi legati a patti territoriali (è il cosiddetto Patto per la formazione presentato il 16 gennaio a Palazzo Ducale); il 10% alle ricollocazione di lavoratori coinvolti in crisi aziendali; e il 10% agli incentivi alle assunzioni di cui si è detto.
Il commento
È corretta questa distribuzione a cui sottendono, indubbiamente, delle scelte frutto di una lunga concertazione? Così ripartiti, sono spesi bene questi soldi? «Come organizzazioni sindacali – commenta Andrea Figaia, segretario generale della Cisl – abbiamo lavorato duramente perché fosse destinato più del 50 per cento delle risorse, il 56% per la precisione, agli incentivi all’occupazione, alla ricollocazione dei lavoratori coinvolti in crisi aziendali, ai percorsi formativi legati a patti territoriali e a quelli brevi (mishmach), mentre abbiamo mantenuto perplessità per le spinte di alcune associazioni datoriali verso i voucher formativi». A ciascuno la propria, libera, riflessione.
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