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Legambiente insiste: piena trasparenza sui dati del marmo estratto da ciascuna cava
L’associazione lamenta che sono stati forniti in forma anonima: «Non è corretto». Appello alla sindaca, anche per la conoscenza dei progetti legati all’articolo 21
CARRARA. Legambiente Carrara, con una lettera aperta, si rivolge alla sindaca e ricorda che «in questi giorni, con due specifiche richieste d’accesso, abbiamo presentato all’Amministrazione comunale la richiesta dei dati sui quantitativi annui di materiali estratti da ciascuna cava dal 2005 al 2022 e della documentazione dei progetti presentati dalle cave per poter usufruire del prolungamento dell’autorizzazione all’escavazione previsto dall’art. 21 del Regolamento agri marmiferi».
Ma, spiega, è stata incontrata «resistenza sulla trasparenza dei dati». E osserva: «È dal 2006 che chiediamo alle diverse Amministrazioni succedutesi che sul mondo delle cave venissero dissipate le nebbie che sembrano ancora avvolgere un mondo che, invece, proprio per la sua natura pubblica dovrebbe essere più che limpido. Dopo l’iniziale diniego a rilasciarci i dati relativi alle quantità escavate da ciascuna cava (resa in blocchi, produzione di scaglie, detriti e terre), che ci ha costretto a rivolgerci al difensore civico e a presentare un esposto alla Procura delle Repubblica, i dati ci sono stati consegnati, ma in forma “anonima”. Le cave sono state cioè contrassegnate con un numero di fantasia (mutevole di anno in anno) al fine di impedire l’identificazione delle cave che non rispettavano le regole e costringendoci pertanto a chiedere ogni volta anche lo storico di tutti gli anni precedenti. Questa pratica opaca che vede nella partecipazione di cittadini e associazioni un fastidioso ostacolo è proseguita fino all’anno scorso. Le Amministrazioni precedenti hanno sempre obiettato che una pubblicazione “vera” dei dati sull’escavazione sarebbe stata in contrasto con le norme sulla privacy, dimenticando però che il Gdpr (regolamento europeo per la tutela dei dati) si riferisce ai dati personali delle persone fisiche ma non si estende alle persone giuridiche, come le società». Legambiente spiega inoltre che «le imprese sono, per legge, sottoposte all’obbligo di pubblicare i propri “dati” –compresi i propri bilanci– che sono liberamente accessibili, ad esempio con una semplice visura camerale. Se dunque sono pubblici perfino i bilanci, non si comprende perché mai dovrebbero essere considerati riservati i dati sui materiali estratti. Senza voler poi considerare come l’ambiente, per recente modifica costituzionale e per copiosa giurisprudenza, sia un fondamentale bene di interesse pubblico da tutelare e come, in questo principio, l’esercizio della “libertà di impresa” debba necessariamente trovare un limite invalicabile». Da qui il rinnovo dell’invito alla trasparenza anche alla sindaca e alla giunta, «chiedendo di rilasciare i dati sui quantitativi di materiali estratti dalle cave, contrassegnando queste ultime con il loro nome o il numero di cava ufficiale».
Altra richiesta: la piena pubblicazione dei progetti presentati dalle imprese per accedere ai benefici dell’art. 21. «Continuiamo a coltivare l’illusione che il Consiglio comunale possa rimettere mano a questa normazione; ma, allo stato dell’arte, una cosa può e deve essere fatta: i progetti siano resi conoscibili a tutti nei loro dettagli. Prima di tutto perché sono funzionali ad ottenere un beneficio (il prolungamento temporale delle concessioni) su un bene pubblico; poi perché, se è vero che –per regolamento– si tratta di «progetti di interesse generale per il territorio che, attraverso nuovi investimenti, siano in grado di generare un impatto positivo sull’occupazione, sull’ambiente e sulle infrastrutture» è più che legittimo che la collettività sia in grado di maturare una propria opinione circa la sussistenza o meno di un effettivo “interesse generale”».
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