Sicurezza
Crollo del ponte di Albiano Magra, in quattro finiscono a processo: i nomi e le accuse
Il giudice rinvia a giudizio tre dipendenti della Provincia e uno di Anas. La pubblico ministero titolare del fascicolo ha chiesto, infatti, il rinvio a giudizio per quattro persone
AULLA. È trafficatissimo il ponte di Albiano Magra: ogni giorno centinaia e centinaia di auto. Quella mattina, invece, di macchine in giro se ne vedono davvero poche. Per fortuna. È l’8 aprile del 2020 quando il ponte collassa, pieno lockdown: l’obbligo di rimanere in casa evita la strage. Sul ponte ci sono solo due furgoni: uno della Tim, l’altro del corriere Bartolini, l’autista si ferma un istante prima che la strada gli crolli sotto le ruote, si salva, ma è ferito gravemente.
Adesso di quel crollo e delle lesioni subite dall’autista, quattro persone risponderanno di fronte al giudice monocratico.
La pubblico ministero titolare del fascicolo ha chiesto, infatti, il rinvio a giudizio per quattro persone (stralciata la posizione di un quinto indagato, deceduto) e ieri pomeriggio il giudice per l’udienza preliminare Dario Berrino ha accolto quella richiesta. Vanno a processo, per Anas Damiano Menchise (difeso dall’avvocato Daiana Bernardini del foro di Firenze), per la Provincia di Massa Carrara Gianluca Barbieri (assistito dal legale Gianpaolo Carabelli del foro della Spezia), Stefano Michela (difeso dall’avvocato Enrico Marzaduri del Foro di Lucca) e Giuliano Arrighi (assistito dal legale Matteo Bertucci del foro di Massa). Per loro l’accusa ipotizza i reati di disastro colposo per il crollo del ponte di Albiano Magra e lesioni colpose per le ferite riportate dall’autista del furgone.
All’inizio dell’inchiesta (coordinata dall’allora pubblico ministero della procura apuana Alessandra Conforti e poi passata nelle mani di Roberta Moramarco) erano state 22 le persone iscritte nel registro degli indagati; tra queste 14 posizioni vennero archiviate successivamente dalla pubblico ministero Elena Marcheschi, oggi titolare del fascicolo. Il cerchio si è stretto ancora e nello scorso mese di giugno venne formalizzata la richiesta di cinque rinvii a giudizio, sottoscritta dal procuratore capo Pietro Capizzoto. Un atto arrivato a poco più di un mese dall’inaugurazione del nuovo ponte, ricostruito nell’arco di due anni, sulle macerie del precedente.
Le indagini sul caso – lo ricordiamo – furono condotte in collaborazione con i militari della compagnia carabinieri di Pontremoli. Un iter non semplice, basato sull’acquisizione di documenti, sull’audizione di testimoni e soprattutto sulla redazione di una perizia, eseguita nel corso di un incidente probatorio davanti al giudice delle indagini preliminari e nel contradditorio delle parti (una sorta di parentesi nelle indagini durante la quale si cristalliza la prova come si fosse prodotta in dibattimento).
La decisione del gup sul rinvio a giudizio era attesa per novembre scorso, ma, causa l’entrata in vigore della riforma Cartabia, è slittata di un paio di mesi. Lo scorso 24 novembre la costituzione delle parti civili davanti al giudice per l’udienza preliminare e l’individuazione dei responsabili civili (Anas e Provincia di Massa Carrara) che saranno chiamati a coprire un eventuale risarcimento danni riconosciuto, appunto, in sede civile.
Nell’udienza di ieri pomeriggio, la discussione, con l’esposizione delle tesi della difesa a sostegno del rigetto della richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dalla pubblico ministero.
Il gup ha ritenuto però che quella richiesta fosse fondata e che le condizioni per il rinvio a giudizio ci fossero tutte. I quattro saranno quindi a processo e dovranno difendersi di fronte al giudice monocratico.
La prima udienza del processo è infatti già stata fissata: si svolgerà al tribunale di Massa il prossimo 7 giugno.
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