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Carrara, è morto a 81 anni Giorgio Vanelli: addio al signore del marmo
Fu il primo a credere nello statuario, per tutti era il “conte” per i modi gentili
CARRARA. Giorgio Vanelli era un imprenditore di una generazione, quella del marmo, per cui la stretta di mano aveva il valore di un contratto firmato. E la parola contava, sia che fosse per la vendita di una partita che per un carico, una commessa.
Con Giorgio Vanelli, scomparso a 81 anni (li avrebbe compiuti il prossimo mese) dopo una lunga malattia se ne va uno dei “signori” del lapideo. Per tutti, da sempre è stato il “conte”: i suoi modi gentili, il garbo e l’eleganza gli avevano cucito addosso quel soprannome.
La storia di Vanelli si intreccia a doppio filo con la storia dell’impresa del marmo carrarese. Fu proprio lui, Giorgio Vanelli, nel 1936 a scoprire sul monte Bettogli il marmo statuario. La pietra, lo ricordiamo, che continua ad essere uno dei punti di forza del comparto del lapideo apuo versiliese. Vanelli in quel marmo, dalla purezza che ha incantato il sommo Michelangelo ci ha creduto da subito.
E il tempo e i mercati gli hanno dato ragione. Una “paternità” che però Giorgio Vanelli, uomo di grande concretezza e poche parole, non ha mai rivendicato: per lui il lavoro era passione e concretezza, caratteristiche che lo hanno accompagnato sempre nella sua lunga carriera nel cuore delle Apuane.
La fine degli anni Ottanta e inizio degli anni Novanta sono stati gli anni della grande affermazione nel panorama nazionale e internazionale. Quelli delle grandi acquisizioni (la Saimi) e la villa Derville che è diventata il buen ritiro suo e della famiglia.
Un percorso che Giorgio Vanelli ha portato avanti sempre con lo stesso garbo.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, alle cave, lo ricorda per l’eleganza: la giacca e il foulard, anche in mezzo alle bancate, non lo abbandonavano mai.
Ed è così che lo ricorda il figlio Gualtiero (Giorgio lascia anche un’altra figlia, Fiammetta, la moglie Marzia e gli adorati nipoti Giulio e Gregorio) nel giorno del dolore.
«La lezione di mio padre, per quel che riguarda il lavoro, e non solo, si può riassumere in una sola parola: serietà. Fra i suoi primi insegnamenti ce n’è stato uno in particolare, e riguarda la puntualità. Mi diceva di arrivare agli appuntamenti importanti sempre cinque minuti prima. Lui lo ha fatto sempre».
«Io credo – continua Gualtiero ricordando il padre – che sia stato l’ultimo dei Mohicani di una generazione di imprenditori del marmo di altri tempi che, sono convinto, hanno lasciato una bella eredità fatta di correttezza e serietà».
E Giorgio Vanelli, fiero rappresentante del mondo del marmo di un’altra epoca, ha sempre guardato con interesse e fiducia alle nuove generazioni: anche questo atteggiamento da uomo mite e attento alle novità, hanno fatto parte di un bagaglio culturale che, proprio nel lapideo, gli ha sempre fatto fare la differenza. Con i colleghi, con gli uomini al monte e con i dipendenti: i suoi toni gentili, mai fuori dalle righe, lo hanno fatto davvero amare ed apprezzare da tutti. Alla rudezza, al “pelo sullo stomaco” nel chiudere gli affari, Giorgio Vanelli ha risposto, in ogni occasione con il garbo, lo stesso che aveva, ogni mattina nell’annodarsi il foulard al collo prima di andare alle sue amate cave.
Oggi alle 15, nella chiesa di Nazzano, sarà celebrato il funerale di Giorgio Vanelli. Sono state tante, nella giornata di ieri le attestazioni di cordoglio dalla comunità del lapideo, ma anche da chi lo ha conosciuto nel corso degli anni. In tanti si sono stretti attorno alla sua famiglia nel momento del grande dolore.
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