Il Tirreno

L’iniziativa

«Ragazzi, non state in silenzio», la Municipale entra a scuola e insegna a difendersi dal bullismo

«Ragazzi, non state in silenzio», la Municipale entra a scuola e insegna a difendersi dal bullismo

La scopo allora è intercettare e risolvere questi disagi, che altrimenti rischiano di degenerare. A condurre queste lezioni la criminologa della polizia municipale di Massa

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MASSA. La prevenzione dei problemi dei giovani, così come l’informazione sulle eventuali conseguenze di certe azioni, passa dalle scuole attraverso la campagna di sensibilizzazione lanciata dalla polizia municipale di Massa. Partita a dicembre, l’iniziativa coinvolge un’ottantina di classi per un totale di circa 1.600 studenti. Scuole medie e superiori, ma possibilmente anche docenti e genitori; del resto dovrebbero essere loro i primi a cogliere gli input che arrivano dai ragazzi, in aula come in casa, ma spesso non hanno gli strumenti. La scopo allora è intercettare e risolvere questi disagi, che altrimenti rischiano di degenerare.

Dove e con chi
A condurre queste lezioni, fatte classe per classe per entrare nel merito delle singole situazioni e che alle volte riguardando anche la vita di classe, è Laura Crapanzano, criminologa della polizia municipale di Massa, che ieri insieme al comandante Giuliano Vitali hanno illustrato le finalità della campagna. Si tratta di una campagna informativa sulle problematiche giovanili, che spesso sfociano in bullismo, cyberbullismo, atti vandalici, violenza fisica e verbale, ma anche problemi più insiti nella persona, come autolesionismo, bulimia. Comportamenti sbagliati i primi, esplosi con l’avvento della didattica a distanza, e sui quali si punta a rendere note le conseguenze di tali azioni; ma che in generale nascono da disagi forti, che spesso il o la giovane non riescono a esprimere. Per cui non è solo una “fredda” lezione di diritto, quanto piuttosto un’occasione per aprirsi, sfogarsi, comprendere che il peso che lì affligge si può risolvere in qualche modo, o che i propri comportamenti stanno creando problemi ad altre persone.

«La polizia municipale spesso viene intesa come il terminale sanzionatorio – spiega il comandante Vitali – ma in verità la prima attività è la prevenzione e formazione dei cittadini. La nostra attività vuole aprire un canale di dialogo, così che le istituzioni non sembrino lontane. Per questo vogliamo partire dalle scuole e da fenomeni come bullismo e cyberbullismo», ma non solo.

Violenza di genere
Il 21 gennaio partiranno per le quinte del Barsanti lezioni sul femminicidio. Si parlerà del reato, ma anche delle conseguenze che queste azioni si lasciano dietro, ad esempio sui figli».

Incontri differenziati
Ogni lezione è adeguata per fasce d’età, perché poi a seconda di scuole medie o superiori i disagi e i problemi giovanili variano: alle medie è molto più diffuso il bullismo, alle superiori il cyberbullismo e il linguaggio d’odio. Tendenzialmente i telefoni dei ragazzi delle superiori non vengono più controllati dai genitori, che danno più autonomia al figlio. Oppure, sempre iniziano a presentarsi disagi che sfociano in bulimia.

L’ascolto
E il pregio di queste iniziative è che si dà la possibilità ai ragazzi non solo di conoscere le conseguenze di talune azioni, ma anche di aprirsi; non di rado capita che ragazzi dopo la lezione espongano a Crapanzano problemi che prima di allora non avevano mai rivelato. Lampante, l’esempio riportato di una o un giovane delle scuole medie che praticava autolesionismo, su braccia e gambe. I genitori non ne erano affatto al corrente. I problemi sono tanti, ma il ruolo della municipale è allora informare i genitori affinché si possano risolvere in un contesto familiare, laddove possibile, questi problemi che altrimenti potrebbero aggravarsi con il passare del tempo.

Ogni caso, una storia
L’obiettivo ulteriore è anche quello di far sì che certi disagi si possano risolvere in maniera più “umana”, con un controllo familiare e non solo con una segnalazione ai servizi sociali, o con interventi repressivi. «Già negli anni precedenti la Municipale è riuscita in questo modo ad aiutare 12 minori i cui comportamenti si stavano estremizzando», dice Vitali. Ogni situazione fa storia a sé, spesso ci sono dietro problemi importanti a livello familiare ma capita non di rado che molti dei disagi sorgano in famiglie apparentemente “normali”: genitori che lavorano, forse troppo, trascurando il figlio; oppure, che certi litigi tra studenti derivino anche da genitori che a loro volta si “intrufolano” in questioni da adolescenti. «Occorre quindi partire dal dialogo con i giovani, – conclude Vitali – ma anche coinvolgere gli insegnanti, sentinelle in classe, e soprattutto i genitori, fornendo loro gli elementi per intercettare disagi, e correggerli. Investire in queste attività serve per far sì che comportamenti estremi possano essere contenuti. E ai ragazzi dico, parlatene: parlatene ai vostri genitori, parlatene ai docenti, agli allenatori sportivi, agli amici di famiglia. A chi volete. L’importante è non stare in silenzio».

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