Gioco
Rivendita di alcolici in allestimento. Residenti e negozianti preoccupati
I lavori sono in corso da qualche tempo in un fondo commerciale di Avenza
AVENZA. C’è preoccupazione nella centralissima via Giovanpietro per la notizia, rimbalzata tra commercianti e residenti, dell’apertura di uno spaccio di generi alimentari etnici e bevande alcoliche che dovrebbe essere inaugurato con il prossimo mese di marzo. I lavori in corso nel fondo sono facilmente visibili attraverso le vetrate, ma il Comune al momento non avrebbe ricevuto richieste in merito, né tantomeno la “Scia” (segnalazione certificata di inizio attività), ovvero quel documento che l’imprenditore è tenuto a presentare per autocertificare la propria idoneità all’avvio di un’attività economica. Tale documento serve prima dell’inizio, della modifica o della cessazione dell’attività e dal momento della presentazione della stessa e la ricezione della ricevuta da parte dell’ufficio comunale competente, l’impresa potrà considerarsi pronta per avviare la propria attività.
La preoccupazione che rimbalza tra chi vive il luogo è anche legata a quanto già vissuto dagli abitanti di via Carlo Sforza, che in breve tempo hanno visto la zona scivolare verso il degrado. Tantopiù che, a quanto dicono alcuni negozianti vicini, una simile attività c’era già a Marina di Carrara (dalle parti di via Maggiani) e si registrarono quotidiani problemi legati agli schiamazzi e al quieto vivere.
La strada avenzina è stata già oggetto più di una volta di episodi ad alto tasso alcolico, anche in pieno giorno e con la necessità d’intervento sia del 118 che delle forse dell’ordine. Circa un mese prima di Natale, come raccontato dal Tirreno, si erano verificati dei tafferugli, dov’erano spuntati oggetti contundenti poco prima dell’ora di cena, ovvero in un orario in cui la via è ancora ampiamente frequentata, sia da chi s’incontra per un aperitivo, sia da chi rincasa dopo una giornata di lavoro. «Oggi via Giovanpietro non è più quella che conoscevamo – dicono due residenti – A inizio Duemila c’erano quattro gioiellerie ed era uno dei salotti buoni di Carrara. Avere il negozio qui era un pregio e gli esercenti facevano a gara a chi faceva le vetrine migliori e anche noi che ci abitiamo tenevamo con cura i terrazzi, per essere adeguati al contesto». Ora è tutto diverso. «Ci sentiamo insomma un po’ abbandonati – aggiungono i residenti – ma non occorre abitare qui, per farsi un’idea. Basta andare ai giardinetti dietro alla banca o passeggiare all’imbrunire e uno si può fare un’idea di cosa stiamo dicendo». «Il problema c’è già – fanno presente dalla gastronomia La Nicchia – Figuriamoci cosa diventerà, aggiungendo qualcosa ad un problema già presente. Sarà come gettare benzina sul fuoco».
I commercianti sollevano il problema anche sui controlli: «L’impressione che si ha è che ci sia poco controllo in generale, noi dalle nostre botteghe ce ne rendiamo conto tutti i giorni».
«La preoccupazione è legata anche al fatto che sta morendo una tradizione di commercianti locali – ha spiegato Cesare Micheloni, dal suo negozio “Svalvolati”. In quel fondo una volta c’era un negozio di scarpe, che ricordava la vecchia fabbrica di Billi e aveva anche un valore storico. Fino a quindici anni fa, nella zona, c’erano tutte attività di un certo livello. È un dato di fatto, così come lo sarà il constatare che tra dieci anni oltre la metà degli esercizi commerciali saranno di natura diversa. C’è una legge della domanda e dell’offerta ed evidentemente se certe attività proliferano è perché c’è chi le sostiene». Micheloni poi aggiunge anche uno spaccato relativo al degrado e all’abbandono: «Negli anni Avenza ha visto chiudere molti servizi che erano fondamentali, dagli uffici dell’ex-Cat, al distretto Asl nella zona Ex-Gil, alla piena attività del palazzetto o a quella della Sala Amendola. Quelle realtà aiutavano a tenere viva e frequentata Avenza ed è ovvio che l’averle levate ha inciso sulla socialità del luogo».
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