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Il caso

Farmaci sottratti all’ospedale di Pontremoli, c’è la la condanna: ecco le motivazioni dei giudici

Farmaci sottratti all’ospedale di Pontremoli, c’è la la condanna: ecco le motivazioni dei giudici

Il tecnico accusato anche di aver ceduto gratuitamente Viagra ad amici

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PONTREMOLI. Per i giudici, che il tecnico Riccardo Giumelli sottraesse medicinali dalla farmacia ospedaliera di Pontremoli, è provato. E non soltanto dalle produzioni documentali, dalle relazioni sugli ammanchi e dai libri contabili, ma pure dagli esiti delle indagini della polizia e dalle dichiarazioni testimoniali rese in aula.

La tesi dell’accusa – scrive, infatti, il giudice Augusto Lama nelle motivazioni alla sentenza – è provata: Riccardo Giumelli nel settembre scorso è infatti condannato a 4 anni e tre mesi per peculato, per aver sottratto – questa la tesi accusatoria – medicinali dalla farmacia ospedaliera di Pontremoli in cui lavorava. Adesso le motivazioni di quella sentenza: la colpevolezza c’è, nonostante – si esplicita in quelle stesse motivazioni – non sia stato provato che Giumelli ricevesse denaro per i farmaci che consegnava a domicilio ai pazienti.

Se infatti per l’avvocato difensore Alessandro Ravani, le prove che Giumelli abbia sottratto i medicinali, a dibattimento non si sono costituite, il collegio, presieduto da Augusto Lama (a latere Antonella Basilone e Fulvio Biasotti) ritiene invece che le prove ci siano tutte. Documentali e testimoniali.

L’accusa sosteneva che l’imputato, tecnico addetto alla farmacia ospedaliera, avesse sottratto varie tipologie di medicinali per consegnarli a farmacie o privati. Ad alcuni amici – è emerso in aula – Giumelli avrebbe fornito Viagra o Cialis gratuitamente senza alcuna prescrizione medica.

L’indagine parte nel 2017 di fronte ad ammanchi di medicinali alla farmacia ospedaliera di Pontremoli: appostamenti fuori dal Sant’Antonio Abate, intercettazioni telefoniche, fotografie, sacchetti di farmaci che passano di mano in mano, pedinamenti per scoprire dove finissero quelle medicine. Alla conclusione delle indagini, la procura contesta al tecnico (all’epoca della sentenza sospeso da 4 anni dal lavoro al minimo dello stipendio) il peculato per aver sottratto farmaci di proprietà dell’Asl, ma anche la somministrazione di medicinali scaduti e il commercio di farmaci e sostanze dopanti.

Secondo l’avvocato Ravani non solo non c’è flagranza di reato, ma mancherebbe la formulazione della prova in dibattimento. La difesa sostiene, infatti, che altre persone potessero avere accesso ai farmaci. Ma per i giudici la prova in dibattimento si è costituita eccome e «si ricava – si legge in motivazione – non soltanto dalla consistenza degli ammanchi di farmaci... ma anche dal loro valore nonché dagli indizi di colpevolezza del Giumelli in relazione alla coincidenza, in più occasioni, tra le accertate mancanze di medicinali e i suoi turni di lavoro». Insomma, i farmaci sarebbero stati sottratti quando lui era al lavoro. Per i giudici «le prove documentali sono state pienamente riscontrate dalle indagini della polizia con osservazioni, pedinamenti, foto».

Un quadro probatorio chiaro già dalla documentazione prodotta, dalle relazioni stese dai responsabili Asl alla farmaceutica che si erano resi conto degli ammanchi e da chi ha svolto le indagini. «Ma la definitiva conferma del complesso di prove oggettive – si legge ancora nella motivazione – viene dalle dichiarazioni testimoniali». Da chi – per semplificare – in aula ha riferito di aver ricevuto farmaci da Riccardo Giumelli.

Per i giudici quindi il quadro probatorio è completo, di qui la condanna a 4 anni e 3 mesi con l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

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