Il Tirreno

L'economia del marmo

«Due anni record per il lapideo, ora c’è una battuta d’arresto»

di Alessandra Vivoli
Una veduta delle cave e Fabrizio Santucci (Confindustria)
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Una veduta delle cave e Fabrizio Santucci (Confindustria)

Santucci: per la città faremo il nostro con l’articolo 21

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CARRARA. La conferma: per il marmo gli ultimi due sono stati anni positivi.

La preoccupazione: due mesi di frenata e un 2023 che si preannuncia con tante incertezze.

E la certezza: le ricadute sulla città dei fatturati record del marmo? «Sono quelle legate all’articolo 21, agli investimenti previsti per il rinnovo delle concessioni».

A commentare i dati, record, degli utili delle imprese del marmo pubblicati dal Tirreno è Fabrizio Santucci, imprenditore e referente del settore marmo della Confindustria apuana.

Santucci, quelli degli utili del marmo sono utili davvero importanti. Come li legge?

«Una premessa è doverosa: i bilanci vanno letti nella loro interezza, quindi ci sono voci che magari, per i non addetti ai lavori, dicono poco o nulla, come quella dei magazzini. Ma, ripeto, queste sono cose molto tecniche ed è vero, gli ultimi due anni sono stati di grande ripresa per il lapideo».

C’è una dicotomia, a livello di numeri e utili, fra le aziende al monte (le cave) e quelle al piano (tutto il comparto della trasformazione)?

«Beh è chiaro: le cave sono quelle che hanno i bilanci più alti, ma questa non è una novità. Le aziende al piano per vendere hanno bisogno di magazzino, al monte si vende direttamente il materiale escavato. Detto questo il 2021 e il 2022 sono stati anni importanti, in generale, per l’intero settore».

È corretto quindi parlare di due anni in ripresa per il mondo del marmo?

«Certo il 2021 e il 2022 sono stati anni positivi dove sono stati raggiunti risultati di tutto rispetto. Nell’anno in corso potrei aggiungere che questo è successo fino al mese di ottobre: a novembre e dicembre si registra una frenata che desta qualche preoccupazione per il 2023».

Ha parlato di una “frenata” per il settore. Ci spieghi meglio.

«Beh, diciamo che sono cambiate alcune dinamiche a livello mondiale. La Cina, ad esempio, sta affrontando nuovi problemi legati alla pandemia e alle chiusure: fatto sta che, e questi dati sono riportati da tutti i giornali nazionali, le importazioni sono scese del 20 per cento. Nei mercati americani stanno soffiando venti di recessione: i grandi costruttori, di conseguenza, sono fermi, o stanno cominciando a fermarsi. Ho fatto l’esempio di mercati che, nel 2021 e nel 2022 sono stati molto importanti per il nostro settore e che adesso stanno segnando il passo».

Questa nuova congiuntura desta preoccupazione?

«Credo che non sia corretto parlare di preoccupazione. In questo momento siamo di fronte a un anno, quello che verrà, che si presenta a macchia di leopardo, e ci auguriamo che la frenata del settore lapideo riguardi solo alcuni mercati e che possa non interferire troppo sull’andamento generale».

Adesso una domanda più “politica”. Di fronte a utili record del settore lapideo potrebbero esserci ricadute consequenziali, e più alte, sul territorio?

«Penso, anzi sono sicuro, che le aziende faranno la loro parte con l’articolo 21. La norma che prevede consistenti investimenti in città e progetti per l’intero territorio».

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