Marmettola Le commissioni vogliono sentire tutte le voci
Ma Legambiente e Lega si oppongono all’ipotesi Cava Fornace
CARRARA. Affrontare il tema della marmettola, prima che possa tramutarsi in un problema occupazionale. È quanto deciso dalle commissioni consiliari congiunte marmo e ambiente, riunitesi ieri. Lo stop del ritiro rischia di generare un ingolfamento di tutta la filiera del marmo.
«Nella commissione congiunta – ha spiegato il presidente della commissione marmo Nicola Marchetti, che ha gestito i lavori assieme al presidente della commissione ambiente Sirio Genovesi - abbiamo deciso d’accordo, tra maggioranza e opposizione, di avviare un percorso di conoscenza del problema. Nelle prossime sedute inviteremo aziende, ambientalisti e altri soggetti che possano portare una visione prospettica della questione». Da non escludere la presenza dell’ing. Giuseppe Baccioli che, nel recente intervento all’evento svoltosi all’Accademia di Belle Arti, aveva anticipato uno studio con le università di Firenze e Torino, in grado di trasformare la marmettola in una risorsa, in un percorso coperto da brevetto. «Una delle soluzioni – ha proseguito Marchetti - potrebbe essere proprio la trasformazione del prodotto in “materia prima-seconda”, utile nei latterizi, nei mattoni o nelle ceramiche. Servirà un tavolo con le imprese e gli ambientalisti per individuare un percorso equilibrato e condiviso». Il tutto per evitare che il lavoro prenda la strada di altri Paesi, dove magari le leggi sulla marmettola sarebbero più blande. Tra i vari consiglieri presenti tra le due commissioni: Massimiliano Bernardi, Matteo Martinelli, Gianmaria Nardi, Alberta Musetti, Hicham Koudsi, Marzia Butteri, Dante Benedini, Simone Caffaz, Silvia Barghini.
Querelle Cava Fornace
Una delle ipotesi sul tavolo, emersa dal tavolo tra imprese e presidente della Provincia Gianni Lorenzetti, è quella di utilizzare Cava Fornace di Montignoso per smaltire la marmettola; ma il percorso si annuncia accidentato e non privo di contestazioni. Il Pd è favorevole, ma Legambiente, circolo di Massa Montignoso, alza le barricate: «Non ci stupisce affatto l'odierna l'ipotesi di utilizzare la cava Fornace di Porta per risolvere la questione della marmettola attualmente senza siti di stoccaggio e di utilizzo. Per mesi ci hanno girato intorno senza farne il nome inventandosi improponibili fantasiose soluzioni senza affrontare seriamente il problema. Continuano a farlo con il ricatto occupazionale paventando la chiusura delle attività». E ricorda Legambiente: «Dice il Presidente della Provincia che “le marmettole sono un buon prodotto per le discariche, sono materiali che non hanno problemi dal punto di vista ambientale, potrebbe essere una soluzione ….” La storia la conoscono ormai tutti: nata proprio per discarica di marmettola Cava Fornace è stata colmata con rifiuti di ogni genere, amianto, terre di dragaggio, terre di bonifica. Poi addirittura l'autorizzazione a smaltire il percolato in fognatura. Legambiente sostenne fermamente, negli anni 90, l'utilizzo di Cava Fornace come sito destinato a stoccaggio di marmettola in modo da impedire il drammatico inquinamento attraverso lo sversamento della stessa nei fiumi e nei canali del territorio. Gli industriali del marmo fin dall'apertura della Cava Fornace hanno snobbato la possibilità di conferirla nella cava stessa, seppur inizialmente ne avevano condiviso il progetto, usufruendo di altri sistemi ben più economici. Da sempre gli imprenditori del lapideo marmo che sono una grossa realtà ed hanno profitti stratosferici mai hanno contribuito a investire su studi e ricerche per riciclare la marmettola, preferendo mantenere e aumentare il loro profitto, fregandosene di come veniva smaltita e delle ipotesi per il futuro. Montignoso in termine di discarica ha già dato tanto. Gli imprenditori si attivino, come avrebbero potuto e dovuto fare da almeno trent’anni e particolarmente in questi ultimi mesi per studiare riutilizzi, senza trincerarsi dietro l’ennesimo ricatto occupazionale. E i politici la smettano di sostenere queste imprese che niente lasciano sul territorio e anzi contribuiscono alla sua distruzione».
Anche la Lega contraria
«Da sempre contrari a prolungare l’operatività di Cava Fornace, riteniamo inaccettabile tentare di allungarne la funzionalità, paventando la riapertura del Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale, ndr), puntando addirittura ad autorizzare il gestore del sito a salire oltre quota 43 metri - affermano Elisa Montemagni, Massimiliano Baldini e Tatiana Gliori, rispettivamente deputata della Lega, Consigliere regionale leghista ed Assessore all’Ambiente del Comune di Pietrasanta - Per “allungare il brodo”, ora il Pd, ambientalista a fasi alterne, punta, quindi, a conferire la marmettola proprio nella predetta cava», proseguono gli esponenti leghisti. «Ricordiamo agli smemorati Dem che, nel 2017, il Consiglio regionale approvò una mozione bipartisan in cui si chiedeva la chiusura del luogo in oggetto in tempi rapidi», precisano Montemagni, Baldini e Gliori. «Si è perso, colpevolmente, troppo tempo prezioso, per arrivare ad un’effettiva, quanto auspicata chiusura definitiva della cava ed ora la Regione, tramite l’Assessore Monni, intraprende (su mia espressa richiesta, alfine di coinvolgere i Comitati, specifica Gliori) la strada della consultazione», sottolineano i rappresentanti della Lega. «Tengo a precisare-insiste Gliori-che abbiamo invitato l’Assessore Monni per un doveroso sopralluogo e non ci ha mai degnato, con scusanti varie, della sua presenza». «Noi non ci stiamo a questi giochetti-concludono Elisa Montemagni, Massimiliano Baldini e Tatiana Gliori e quindi stigmatizziamo apertamente la volontà di non rispettare quanto deliberato tramite uno specifico atto; il tutto, ci pare assolutamente illogico e controproducente per l’intera area».
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