Ragazzina di 14 anni convive con un adulto: lui condannato, assolti i genitori di lei
Carrara: due anni all’uomo per violenza, ecco le motivazioni della sentenza
CARRARA. C’è una storia di disagio, una ragazzina che non ha piena consapevolezza di sé, che a scuola ha bisogno di un aiuto perché per lei leggere, scrivere, studiare sono cose troppo difficili e faticose. È una ragazzina che, a meno di 14 anni – emerge chiaramente a processo – vive con un uomo che ne ha 25, come fosse una donna adulta.
In quella che ai suoi occhi inconsapevoli è una relazione, gli inquirenti ravvisano ben altro: le assistenti sociali seguono la sua famiglia da un po’, sono loro a scoprire che quella adolescente vive come la compagna di un uomo adulto, condivide con lui l’intimità. Si aprono le indagini e l’uomo, a processo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una minore di 14 anni, è condannato a due anni.
A processo anche i genitori della ragazza: se lui ha avuto rapporti con l’adolescente – motiva l’accusa – la madre e il padre di lei li hanno tollerati. Non hanno fatto nulla per impedirli. Non il padre, non la madre che per un periodo, insieme al figlio minore, si è pure trasferita a casa del 25enne con cui la figlia convive.
Ma se l’uomo viene condannato a due anni, i genitori vengono assolti: non ci sono sufficienti prove a conferma che loro sapessero. Un processo che fotografa un profondo disagio: l’adolescente viene ascoltata in incidente probatorio, in un contesto “protetto”, quindi risentita in aula, quando raggiunge la maggiore età. Lei ,di fronte ai giudici, non parla di violenza, ma di relazione e ritira la costituzione di parte civile sia contro l’ex convivente sia contro i suoi genitori.
Processo complesso perché complessa è la ricostruzione del quadro. Tutto ruota intorno all’età della ragazza all’epoca dei fatti. Per la legge si configurano come violenza gli atti sessuali consumati con un minore di 14 anni, così piccolo da non poter ancora dare un consenso consapevole. Per il collegio, presieduto dal giudice Augusto Lama – si legge nelle motivazioni – è provato che i rapporti sessuali con l’uomo ci siano stati quando la ragazzina non aveva ancora 14 anni. Emerge dalle ricostruzione dei testi, dalle assistenti sociali, dalle persone con cui la ragazza ha parlato. Non solo: la legge configura come violenza anche i rapporti con un minore di 16 anni quando esista un legame di parentela o convivenza. Si riconosce il reato di violenza, seppure “nell’ambito dei casi di minore gravità” per cui la pena “dai 5 ai 10 anni, può essere diminuita in misura non eccedente i due terzi”.
E se è facile pensare che l’uomo conoscesse l’età della ragazza – è la tesi dei giudici – non è provato invece – si legge nelle stesse motivazioni – che conoscesse le sue difficoltà di apprendimento. Cade quindi l’aggravante di aver “sfruttato” uno stato di debolezza e fragilità. I genitori vengono assolti: non emerge con chiarezza in aula che sapessero quello che accadeva prima dei 14 anni della figlia, quando la coppia si era appena conosciuta.
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