Il Tirreno

Sarzana

Carcere meno duro per Bedini: adesso in cella potrà vedere la televisione

di Michela Nicolai
Carcere meno duro per Bedini: adesso in cella potrà vedere la televisione

Lieve attenuazione delle misure di reclusione per il 32enne accusato di due delitti. Il presunto duplice omicida potrà guardare la televisione nella sua cella a Novara

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CARRARA. Potrà seguire in tv almeno la finale del mondiale. Daniele Bedini, il falegname carrarese di 32 anni accusato degli omicidi di Nevila Pjetri e della trans "Camilla" Carlo Bertolotti - avvenuti nel giugno scorso a Marinella di Sarzana - è riuscito a ottenere una lieve attenuazione delle misure carcerarie: ora, nella cella in cui è detenuto a Novara, potrà guardare la televisione.

L'istanza presentata dall'avvocato difensore Rinaldo Reboa e dalla collega Costanza Bianchini è stata parzialmente accolta dal Tribunale di Sorveglianza di Torino. Una piccola concessione nell'ambito di quello che resta il regime speciale previsto dal 14 bis: Bedini rimane in isolamento, con l'impossibilità d'incontrare gli altri detenuti e partecipare alle attività previste all'interno del penitenziario.

La misura restrittiva è stata applicata all'artigiano dopo la tentata evasione dalla casa circondariale di La Spezia e la fuga riuscita dal carcere di Cuneo (venne bloccato alla stazione ferroviaria mentre prendeva un treno).

L'avvocato Reboa ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione «contro un trattamento eccessivamente afflittivo». Bedini, indiziato dei due delitti su cui le indagini non si sono ancora concluse, sta scontando un residuo di pena per la rapina compiuta nel 2019 alla sala slot «Terrybell» di Fossola. Secondo il legale che lo assiste, le condizioni psicologiche del falegname sarebbero sempre più precarie: è depresso, avrebbe frequenti crisi di pianto e, parlando con la psicologa della struttura carceraria, avrebbe manifestato intenzioni suicide. Uno stato aggravato dalla lontananza dai familiari, a 300 chilometri di distanza, una situazione che crea oggettive difficoltà anche al pool difensivo. È previsto intanto alla vigilia di Natale, il 23 dicembre, il primo accesso in carcere dei Ctu - consulenti tecnici del tribunale - incaricati dal gip del foro spezzino, Fabrizio Garofalo, di eseguire la perizia psichiatrica sull'indagato. Il termine per consegnare la relazione scade il 6 marzo e i professori Gabriele Rocca e Pietro Ciliberti avranno 90 giorni per stabilire se Bedini sia o meno capace di intendere e di volere. Per lui si aprono due strade: il processo in Corte d'Assise, con il rischio di due ergastoli oppure, nel caso fosse giudicato non imputabile, il trasferimento in una Rems - residenza per autori di reati ritenuti infermi o seminfermi di mente.


 

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