Il Tirreno

L’intervista

Troppo lavoro per i giudici di Massa, il presidente del tribunale: «930 fascicoli a magistrato»

Troppo lavoro per i giudici di Massa, il presidente del tribunale: «930 fascicoli a magistrato»

Paolo Puzone fa il punto sulla situazione: da dopodomani è in pensione. «I processi più “importanti”? False cremazioni e beni estimati»

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MASSA. Un numero di cause per magistrato che supera la media nazionale e un ufficio che, nonostante le carenze di organico, riesce a smaltirle. Sono i dati che emergono dall’intervista con il presidente del tribunale Paolo Puzone. Più di 30 anni di carriera, sostituto procuratore prima e giudice poi, per il magistrato domani sarà l’ultimo giorno di lavoro. Un impegno che dal 1989 lo ha visto cambiare funzioni, senza mai spostarsi da Massa, dove è arrivato con la famiglia da Roma nei primi anni ’70. La profonda conoscenza del territorio è il substrato di una conversazione a 360 gradi che spazia dai problemi della provincia, al nodo delle riforme del sistema giudiziario, passando dai processi che hanno segnato il suo trascorso e un po’ anche il nostro.

Dottore, partiamo dal presente. In che condizioni lascia questo tribunale?

«Credo di lasciare al mio successore un tribunale sano, che funziona, in cui i rapporti con il Foro sono leali e dove non si registrano tensioni tra uffici. Una realtà in cui la stragrande maggioranza del personale opera con diligenza, scrupolo e anche passione».

Eppure le carenze di organico si fanno sentire...

«Manca il personale amministrativo. Fare a meno del dirigente, poter contare solo sull’assunzione di 11 funzionari quando ne mancano 23 sono limiti oggettivi allo svolgimento dell’attività».

Tradotto, significa ritardi su cause e processi?

«In realtà no. L’organico dei giudici, 15 in tutto tra sezione civile e penale, è al completo e i dati dimostrano che il tasso di definizione dei processi è superiore a quello degli altri tribunali. Questo al netto della maggior mole di lavoro: qui la media dei procedimenti in carico a ogni magistrato è al di sopra di quella nazionale e del distretto. Per dare qualche numero, tratto dal report 2019, un magistrato della sezione penale di Massa è titolare di 930 fascicoli l’anno, uno di Genova di 630. Nonostante questo, riusciamo a dare risposta alla domanda di giustizia in tempi migliori di altri uffici».

Con la riforma Cartabia le dinamiche cambieranno in meglio?

«La riforma modifica le norme che regolano lo svolgimento dei procedimenti, ma non si parla mai degli strumenti a disposizione degli uffici, non si prende in considerazione il fatto che tutti i tribunali italiani registrano percentuali di scopertura negli organici. Senza contare che l’accentuato turn-over dei magistrati allunga incredibilmente i tempi dei processi».

Il bilancio di questi ultimi quattro anni da presidente del tribunale?

«Positivo. Nello svolgimento della funzione sono stato avvantaggiato dal mio trascorso qui a Massa di giudice e, ancora prima, di sostituto procuratore. Questo mi ha garantito una conoscenza dell’ambiente, del personale e degli avvocati. Quando si lavora per quasi 20 anni nella stessa Procura si ha qualche elemento in più...».

La nostra è provincia depressa, nonostante le risorse. Come mai?

«Credo ci sia scarsa mentalità imprenditoriale. Occupandomi di cause di separazione e divorzio, mi sono reso conto che nella realtà locale c’è la tendenza ad accontentarsi di un’economia di sopravvivenza, le persone qui hanno poche ambizioni».

Il processo più importante nella sua esperienza di giudice?

«La sentenza sui beni estimati, che ha dimostrato come siano a tutti gli effetti una proprietà privata liberamente commerciabile. Un impianto di non facile ricostruzione, che ha richiesto la consultazione di atti risalenti al medioevo, ma che in appello è stato confermato. L’altro grande processo che ho seguito come presidente del collegio è stato quello sulle false cremazioni».

Dalla magistratura inquirente a quella giudicante, il passaggio dall’area penale a quella civile e ritorno. Dal trascorso, non sembra un sostenitore della separazione delle carriere...

«Non lo sono. Per un magistrato la possibilità di cambiare funzioni è fonte di stimoli. Svolgendo sempre lo stesso tipo di attività, si finisce per avere una visione limitata».

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di Redazione web