La protesta
Il medico di famiglia: «Telefonate, mail e chat, ecco cosa significa avere 1800 pazienti»
Massa, gli effetti della carenza di professionisti della medicina generale. L’intervista a Francesca Benedetti
MASSA. Email, messaggi scritti su whatsapp o lasciati in segreteria telefonica, chiamate: è un pressing incessante quello subito dai medici di famiglia da parte dei pazienti, a cui si aggiunge un pesante carico di incombenze burocratiche da assolvere. Come se tutto ciò non bastasse, e per contrastare la mancanza di medici di base, le Regioni hanno aumentato il massimale dei pazienti a 1.800 per ciascun medico di medicina generale. Di questo Il Tirreno ne parla con Francesca Benedetti, medico di base con ambulatorio a Massa.
Com’è la situazione in provincia di Massa Carrara?
«L’aumento del massimale a 1.800 pazienti c’è stato anche qui. Così un medico massimalista svolge ogni giorno una ventina di visite ambulatoriali, 20 o più contatti telefonici, centinaia di ripetizioni di ricette per farmaci cronici e decine di messaggi e email, cui deve rispondere. Sei sempre impegnato. Non stacchi mai. Ci viene richiesta tanta burocrazia e i ritmi impediscono di dedicare il tempo clinicamente e umanamente adeguato agli assistiti. I ritmi elevati da una parte, la difficile gestione del rapporto umano medico-paziente e la scarsa considerazione che la politica ha dei medici di famiglia demotivano i giovani laureati e tolgono la passione ai medici esperti: è in atto un fenomeno di abbandono della professione per prepensionamenti. E si è ridotto l’ingresso dei nuovi medici. Così, molti italiani sono senza medico di famiglia. Una parte di colpa c’è l’ha anche il paziente che cannibalizza quanto possibile, favorito dalla gratuità del sistema: ti telefona, ti manda mail, ti scrive WhatsApp, ti telefona per dirti che ti invierà una mail, ti scrive un messaggio per avvisarti che ti chiamerà, sempre con la posta elettronica si scusa che nella mail precedente si è dimenticata “due cose”, ti chiede un’impegnativa alle 9, 28 in segreteria telefonica e poi ti manda un messaggio preoccupato in cui si interroga sul fatto che tu, alle 11, 12, non hai ancora inviato nulla. È un vortice che non ha fine».
Nei prossimi cinque anni, si prevede il pensionamento di 30mila medici di base e l’inserimento di 11mila. Si può evitare questa previsione?
«Nei prossimi cinque anni ci saranno problemi nel rimpiazzarli. Nella medicina generale hanno cercato di rimediare aumentando i posti nel corso di formazione regionale e dando degli incarichi annuali ai colleghi disponibili. Ma anche così non si riesce a coprire tutte le zone carenti.
Cosa pensa di quei pazienti che nel nord Italia rifiutano di farsi visitare dal loro medico di base perché africano?
«Assurdo. Mi ha fatto dispiacere. Sono colleghi che il più delle volte hanno studiato e si sono laureati in Italia e sono perfettamente in grado di fare il loro lavoro. Il razzismo è un fenomeno ancora presente in Italia e questi pazienti ne sono la prova. Queste cose devono essere denunciate per essere cambiate».
Nel 1861, la popolazione anziana era dell’1%. Oggi siamo al 18%. Come potrà assisterli la medicina di base?
«Aumentando gli anziani, aumenteranno anche i malati. La medicina generale potrà far fronte riformando e investendo sul territorio. Il medico di famiglia non potrà più lavorar da solo, ma interagire con altre figure professionali (assistente sociale, infermiere, fisioterapista) che vanno a casa del malato, parlano con i familiari, valutano il caso e insieme al medico decidono il percorso migliore».
Covid: perché solo poche migliaia di adesioni alla quarta dose?
«Le persone sono stanche, chi ha avuto il Covid una volta, e l’ha superato in modo tranquillo, non ha più il terrore di riprenderlo e, fra chi non è stato ancora contagiato, la percezione è che “comunque ci si può infettare” anche se vaccinati. La quarta dose è una versione del vaccino aggiornata e potenziata per contrastare il contagio delle ultime varianti del virus, in particolare quelle Omicron. Per questo è importante farla. I casi stanno aumentando nella nostra provincia anche per un fattore stagionale».
Come sta procedendo la prevenzione contro l’influeza nella provincia apuana?
«Raccomando la vaccinazione antinfluenzale per gli over 60 e i pazienti fragili; dati i sintomi simili di Covid e influenza, la vaccinazione antinfluenzale è importante per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti. Ora è possibile programmare la somministrazione dei due vaccini, anti-influenzale e anti Covid nella medesima seduta».
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