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Escavazione e inquinamento

Marmettola, Legambiente contro l’intervento pubblico: «La soluzione la trovino le imprese»

Marmettola, Legambiente contro l’intervento pubblico: «La soluzione la trovino le imprese»

Prosegue la ricerca di una soluzione di medio termine ma Legambiente: ci pensino le imprese da sole

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CARRARA. In questi giorni, il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti sta ancora cercando di arrivare a quella soluzione transitoria per il medio periodo in modo da superare l’emergenza marmettola. Non c’è ancora una data per un nuovo incontro istituzionale, ma potrebbe essere comunicata a giorni. Sul tema si moltiplicano gli interventi, tra i quali quello di Legambiente che senza mezzi termini sostiene: «No al soccorso pubblico, la soluzione se la trovino le imprese!».

Legambiente

In una nota, Legambiente ricorda come «la “crisi” di oggi non sia conseguenza di un destino cinico e baro, ma dell’incapacità e dell’indolenza di un sistema produttivo e industriale che vive alla giornata, gioca su termini ambigui, usa il tema della sostenibilità e della circolarità a giorni alterni e quando più gli aggrada e adopera il ricatto occupazionale per spingere gli enti locali a impegnarsi nella ricerca di soluzioni a un problema che potrebbe avere pesanti ripercussioni sociali (in termini soprattutto occupazionali) e ambientali (per una non corretta gestione di quello che, fintanto che non trova reali e “strutturali” forme di recupero è e rimane – per legge – un rifiuto». E ancora: «Come associazione, da tempo ormai, sosteniamo che l’economia circolare ha bisogno di impianti e che “rifiuti zero” senza “impianti mille” è solo una presa in giro. Se parliamo di rifiuti urbani è corretto e giusto che siano i Comuni a farsi carico di realizzare anche le strutture impiantistiche, pubbliche, per rendere concreta la circolarità. Ma se ci spostiamo nel campo dei rifiuti speciali, derivanti dalle attività produttive, questo onere è tutto degli imprenditori: perché dovrebbe fare eccezione il comparto lapideo apuano? È persino paradossale che i cantori del “libero mercato e della libertà di intrapresa” bussino poi alle porte delle istituzioni, pretendendo che da queste arrivi la soluzione perché non hanno mai investito in ricerca, in innovazione di processo, in tecnologia e si sono affidati (loro, proprio loro!) ad un “monopolista”».

Il riferimento è alla crisi della Venator. Non solo: «La marmettola è, fintanto che non trova un suo reale utilizzo come materia prima seconda, un rifiuto. Lo dicono le norme europee e il Codice dell’Ambiente: il catalogo europeo dei rifiuti gli attribuisce il codice CER 010413 (Rifiuti prodotti dal taglio e dalla segagione della pietra). Questi rifiuti possono essere considerati, invece, sottoprodotti ma a ben precise condizioni (le indica lo stesso Testo Unico dell’Ambiente) che invece, al momento, nel ciclo produttivo da cui origina la marmettola non sono soddisfatte. Si ponga fine, quindi, al gioco “delle tre carte”; se si pensa di destinare a questi scarti un’area di “stoccaggio” (perché non chiamarla discarica?), per di più ai Grottini o Codupino a Massa (area già di per sé meritevole di attenzione per la discarica “Asmiu”), si dica chiaramente che la marmettola è un rifiuto speciale e che gli imprenditori lapidei se ne devono fare carico, sotto il profilo dei costi anzitutto, e assumendosi la responsabilità di riconoscere la loro incapacità a realizzare veri circoli virtuosi dei propri sistemi produttivi. Gli imprenditori del lapideo sapevano da tempo che la Cages avrebbe smesso di ritirare la marmettola. Se sono stati imprevidenti, problemi loro. Trovino una discarica che accolga i loro rifiuti e paghino per il conferimento come già fanno imprese di altro tipo. Sicuramente, il fatto di dover pagare per lo smaltimento, costituirà un potente incentivo per trovare rapidamente un riutilizzo della marmettola nell’economia circolare».

Coldiretti e Consorzio: no ai Grottini

«Una discarica di marmettola nel cuore della viticoltura eroica in un’area a rischio idrogeologico? No categorico»: lo esprimono Coldiretti e Consorzio di Tutela. Per la principale organizzazione agricola nazionale e per il Consorzio di Tutela del Candia dei Colli Apuani Doc si tratta di una «proposta scellerata» e priva di ogni logica. Il sito individuato sarebbe quello dell’ex cava Grottini. Un sito, tra l’altro, lasciato dalla proprietà in stato di completo abbandono senza alcuna manutenzione o pulizia. Spiegano Coldiretti Massa-Carrara e Consorzio di Tutela: «Aprire una discarica nel cuore della Doc del Candia significa uccidere la viticoltura su quelle colline ed esporre un territorio già fragile a nuove violenze con rischi per la sicurezza dei cittadini e per gli abitati. Troviamo questa proposta, da qualunque parte arrivi, veramente anacronistica e contraria al buonsenso». «Su questa prospettiva - conclude il Presidente Ferrari - siamo pronti a fare una battaglia se serve».

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