Il Tirreno

La decisione

Carrara, la sentenza del Tar: Area Spa non deve pagare una cartella di oltre 270mila euro

Carrara, la sentenza del Tar: Area Spa non deve pagare una cartella di oltre 270mila euro

Erano stati richiesti dal Consorzio Zona per una vicenda nata nel 1998

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Carrara Una vicenda del 1998 (!) tornata d’attualità con una richiesta di arretrati per circa 270mila euro che, secondo il Consorzio Zona, Area spa avrebbe dovuto restituire (Area è la società mista composta da Porto spa, oggi Fhp, al 49%, e i Comuni di Massa e di Carrara, e la Provincia, al 51%). A proporre il ricorso, la stessa Area (rappresentata dagli avvocati Sergio Menchini e Francesco Mazzoni), contro Consorzio Zona Industriale Apuana (Zia), avvocati Agostino Zanelli Quarantini e Cristiana Bonaduce; Mps Capital Services Banca per l'Impresa, Ministero dell'Economia e delle Finanze, non costituiti in giudizio; Cassa Depositi e Prestiti, e Ministero dello Sviluppo Economico (Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze); Agenzia delle Entrate – Riscossione (Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze). L’obiettivo del ricorso era l’annullamento di una serie di atti, tra i quali il provvedimento definitivo di concessione delle agevolazioni del Consorzio Zia n. 178 del 15/06/2019, in particolare nella parte in cui concede ad Area un contributo definitivo in misura minore rispetto a quello concesso in via provvisoria e nell'art. 4 del provvedimento medesimo che dispone, fra l'altro, “il recupero della somma di euro 266.984,18” , oltre all’annullamento degli atti connessi, compresa la cartella di pagamento dell’agenzia delle entrate del 29 settembre 2021, con la quale è stato richiesto il pagamento di euro 274.999,59.

Nella sentenza si ricostruisce tutto l’iter, a partire a quando, il 15 maggio 1998 la Società Area spa presentava richiesta di agevolazioni, per un programma di investimenti relativi a un intervento da realizzare nell’area retroportuale di Marina di Carrara, incluso nel Patto Territoriale della Provincia di Massa-Carrara; in particolare, Area doveva provvedere a una serie di interventi, oltre che all’acquisto di carrelli elevatori; in dettaglio, Area chiedeva la somma di tre miliardi e duecento milioni di lire per “macchinari, impianti e attrezzature”, nella quale erano ricomprese anche le spese per i carrelli elevatori; e sottoscriveva l’obbligo “di non distogliere dall’uso previsto le immobilizzazioni materiali o immateriali agevolate, prima di cinque anni dalla relativa data di entrata in funzione”. Nel 2003 arrivano i fondi; nel giugno 2009 la competente Commissione effettuava un accertamento sul programma di investimenti realizzato dalla ricorrente; e rilevava che i quattro carrelli elevatori, risultavano essere stati venduti “sei mesi e ventidue giorni prima della scadenza dell’impegno sul mantenimento dei beni previsto dalla normativa”; con il risultato che le relative spese non potevano essere ammesse a finanziamento. A ventuno anni dalla concessione del contributo, a vent’anni dall’erogazione e a dieci anni di distanza dall’accertamento, il Commissario del Consorzio Zia il 16 aprile 2019, comunicava l’avvio del procedimento di calcolo dell’agevolazione da concedere in via definitiva, prospettando una riduzione del contributo da € 2.375.701,74 a €1.911.992,00; ne conseguiva che la società dovesse restituire € 226.139,57 euro, oltre 30.534,97 euro per interessi e 10.309,64 per oneri relativi all’accertamento da parte della Commissione Ministeriale, per un totale di 266.984,18 euro.

Area Spa nel ricorso eccepisce una serie di motivi, tra i quali la tardività della richiesta e in particolare, fa notare che i quattro carrelli elevatori Kalmar anche in seguito alla cessione alla Porto di Carrara spa, sono rimasti nella loro funzione comunque dall’acquisto, avvenuto nel maggio 2000, al 2006 e anche dopo; in ogni caso tutte le fatture sono del maggio 2000 e non 2002.

Il Tar fa notare che la cessione dei quattro carrelli elevatori è avvenuta il 6 novembre 2006; e, aggiunge, «non è dato comprendere l’assunto in base al quale, a fronte di carrelli pacificamente acquistati nel maggio 2000 e venduti nel novembre 2006, non sarebbe rispettata la prescrizione di mantenerli per almeno cinque anni, tanto più in presenza di una dichiarazione di concedibilità del finanziamento posta in essere in data 5 ottobre 1998 dal Mediocredito Toscano spa». Insomma, ricorso accolto, Area Spa non deve pagare oltre 270mila euro al Consorzio Zona.l

M.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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