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Vaccinati il 99% dei medici apuani: la soddisfazione di Carlo Manfredi
Parla e commenta i dati il presidente dell’Ordine di Massa-Carrara. Sono rimasti in servizio meno di duemila sanitari, ma stanno creando una questione politica.
MASSA. Il 99% dei medici di Massa e provincia si è vaccinato contro il covid- 19.
Lo afferma il presidente dell’Ordine professionale, esprimendo il proprio plauso. Gli altri hanno fatto una scelta libera, contraria alle disposizioni. Alla fine della protesta anticovid, i medici no- vax in Italia erano meno di 4 mila (0, 4% del totale nazionale). Nell’arco dei due anni di pandemia, circa la metà è andato in pensione. Sono rimasti in servizio meno di duemila sanitari, ma stanno creando una questione politica.
È giustificato reintegrarli anche solo per coprire i progressivi vuoti dei posti di lavoro, causa stress e bassi stipendi?
«Giunti al termine della obbligatorietà della vaccinazione per gli operatori sanitari con un anticipo di 60 giorni della data di scadenza precedentemente prevista, l’Ordine dei Medici esprime un sentito plauso agli iscritti che nella quasi totalità, oltre il 99 %, si sono sottoposti alla vaccinazione anti covid-19. I medici che non si sono vaccinati contro il virus, in netta prevalenza pensionati, hanno fatto una scelta libera, ben sapendo che avrebbero contravvenuto a quanto disposto. I cittadini che vanno in ospedale, specie in condizioni di emergenza urgenza, non possono scegliere liberamente se ricoverarsi e da chi farsi curare».
«Per stato di necessità, perché spesso giungono in condizioni critiche, devono accettare. Il rifiuto non è concesso dalla situazione nella quale si trovano, di essere curati da medici e personale sanitario che, se non è vaccinato, può esporli al rischio di infettarli. Non importa che sia di dimensioni minime, se non sono vaccinati non hanno fatto tutto quello che si può fare per proteggerli. In certi reparti è meglio per tutti se il personale ammesso è vaccinato».
Privi di copertura vaccinale, è motivata la loro esclusione dai reparti intensivi o comunque dal contatto diretto con i pazienti?
«Un soggetto non vaccinato ha il 60% di probabilità in più di infettare rispetto ad un altro vaccinato. Per la reintegrazione, saranno il medico competente in materia di lavoro, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e quello della struttura sanitaria e i singoli studi professionali a valutare il rischio biologico anche per quanto riguarda il virus Sars-CoV-2.
L’ospedale che riammette il sanitario non vaccinato, accetta un incremento del rischio di cui eticamente e civilmente è chiamato a rispondere nei confronti del paziente che venga contagiato».
Nuove varianti ed epidemia influenzale di grossa portata suggerirebbero, ufficialmente, un ritorno alla obbligatorietà delle mascherine. È d’accordo?
«Quando sono state diramate le linee guida per la registrazione dei vaccini contro il Covid-19, le autorità hanno stabilito che un vaccino sarebbe stato registrato se avesse dimostrato di prevenire di almeno il 50% i casi di malattia grave, di ossigeno terapia, di ricovero in terapia intensiva e di morte. I reparti ospedalieri erano strapieni, le terapie intensive non ce la facevano a prendersi carico di tutte le persone in condizioni critiche, i Pronto Soccorso erano saturi e molti non arrivavano nemmeno all’ospedale e morivano prima. L’obiettivo era d’ impedire la malattia grave e la morte. Altri vaccini contro virus respiratori non davano tassi d’ efficacia superiori al 50%, per cui ci si sarebbe accontentati di raggiungere un risultato buono, almeno il 50% di casi gravi in meno, anziché pretendere un risultato ottimo, ma irraggiungibile».
Quali sono stati gli errori politici e sanitari?
«I decisori politici, erroneamente indicati come ‘i migliori’, non avrebbero dovuto far credere che il vaccino proteggesse al 100% anche contro la infettività. Il cittadino che viene messo a conoscenza dello stravolgimento dei dati, vede indebolire la fiducia nei governanti. Anche le restrizioni imposte, pur se sono l’unica via di salvezza, generano diffidenza e l’ostilità».
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