Sicurezza
Bimba di 11 anni costretta a fotografarsi in slip da due amici di famiglia
Carrara, sono accusati di violenza sessuale: uno di loro era un vicino di casa. Le confessioni scritte in un diario
CARRARA. Le aveva comprato un vestito e un paio di slip, che avrebbe dovuto indossare per inviargli la foto. Lei frequentava ancora le medie e aveva acconsentito a quella richiesta. Oggi la posizione di quell'uomo adulto - uno dei tanti entrati nell'indagine - è stata archiviata e alla sbarra ci sono un sessantenne e un quarantenne, accusati di violenza sessuale su minore. Su di loro grava un quadro indiziario pesante che ha portato al rinvio a giudizio, ma i nomi finiti nel fascicolo della Procura erano di più. La vittima - che all'epoca dei fatti aveva 11 anni - oggi è maggiorenne ed è parte civile nel procedimento, assistita insieme alla madre dall'avvocato David Cappetta. In aula, di fronte al collegio presieduto dal giudice Ermanno De Mattia (a latere Ilario Ottobrino e Vincenzo Macera), ha testimoniato l'assistente sociale che, per prima, visionò quelle foto sul telefonino della ragazzina.
Era stata la madre a segnalare gli scatti e quei messaggi vocali espliciti inviati dalla figlia a diversi contatti. «Appena vidi quelle foto - ha ricordato la teste - feci un esposto in Procura e venne allertata la polizia postale. Sul momento però la ragazza disse di aver scambiato quei contenuti con suoi coetanei». La realtà purtroppo - emersa dalle indagini - era un'altra: la giovane, con una lieve disabilità psichica, era stata adescata anche da diversi adulti, non tutti identificati tramite le utenze telefoniche. La situazione del nucleo familiare era già molto delicata e la ragazza era sempre più difficile da gestire per i suoi scatti d'ira e per quegli atti di autolesionismo che l'avevano portata a procurarsi dei tagli sulle braccia con il compasso. Per questo venne affidata a una struttura protetta.
Nelle pagine del suo diario - lette da un'educatrice - scrisse di essere stata vittima di abusi sessuali. A compierli sarebbero stati i due imputati: l'inquilino del piano di sopra, difeso dagli avvocati Paolo Bertoncini e Valeria Tognini e un conoscente di famiglia, assistito dall'avvocato Ilaria Maremmani. Stando alla ricostruzione della Procura, entrambi avrebbero approfittato della piccola.
Il racconto della ragazza è già stato cristallizzato nell'incidente probatorio e la consulente del giudice, la neuropsichiatra Jolanda Stevani, ha già confermato la credibilità della deposizione. Anche se gli avvocati delle difese ieri in aula puntavano il dito contro una frase detta dalla vittima all'assistente sociale e finita agli atti: «Confondo la realtà con quello che penso e sento dentro». Un dettaglio che non influirebbe sulla capacità di testimoniare, accertata dal perito.
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