Il Tirreno

La proposta del direttore di Ostretricia e Ginecologia: «Rendiamo più consapevoli i giovani su sessualità e contraccettivi»

di Gian Ugo Berti
Una pillola del “giorno dopo” e Roberto Marrai
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Una pillola del “giorno dopo” e Roberto Marrai

Roberto Marrai guida la ginecologia del Noa e ha una proposta educativa per i ragazzi

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MASSA. Educare i giovani alla sessualità e alla contraccezione fin dai primi anni delle superiori: è la proposta – migliorativa – che fa il direttore dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Noa, Roberto Marrai. Essa sarebbe la continuazione di quel percorso sociale e sanitario che già la Toscana – una fra sei regioni in Italia – ha iniziato rendendo gratuita la pillola antifecondativa prima dei 25 anni d’età.

Con l’inizio del percorso parlamentare per una legge sulla gratuità della pillola antifecondativa sotto 25 anni – in Toscana e altre cinque regioni lo è già – si può notare una maggiore al problema medico e sociale della contraccezione ormonale, dopo mezzo secolo dalla sua introduzione nel nostro Paese?

«Si certo. In ogni caso è da auspicare da parte dello Stato e delle Regioni l’attivazione di un’azione educativa sistematica nelle scuole sui temi della sessualità e della contraccezione fin dai primi anni delle superiori».

Che aggettivo userebbe per indicare la percentuale di donne che ne fanno uso in provincia di Massa Carrara?

«Abbastanza. Specie nella fascia di età 20/30 anni si osserva un utilizzo della pillola abbastanza diffuso».

Come procede l’attività dei consultori?

«Molto bene. I professionisti che vi operano danno molta importanza al tema della contraccezione dedicando spazi ambulatoriali facilmente accessibili anche agli adolescenti. Inoltre il tema della sessualità responsabile viene sempre considerato durante il percorso della Legge 194 quando la donna deve affrontare la difficile esperienza dell’interruzione volontaria di gravidanza».

La “pillola del giorno dopo”, nata con un certo scetticismo e sperimentata per la prima volta proprio in Toscana, è oggi ben accetta nella provincia apuana?

«Sì».

Quale ruolo ha avuto l’abolizione della ricetta medica alle maggiorenni?

«Il ricorso alla contraccezione d’emergenza, accessibile senza ricetta medica alle donne dai 16 anni di età, potrà contribuire nel tempo, credo, alla riduzione del ricorso alla Legge 194. Siamo sopra il livello nazionale come tasso d’abortività (6 per mille), soprattutto concentrato nelle adolescenti, in cui si verificano più interruzioni rispetto ad altre fasce d’età».

«Dov’è l’anello debole: educazione familiare, scolastica, sociale?

«Ritengo che nei programmi educativi scolastici debba essere presente il tema della sessualità e quello della contraccezione. L’educazione sanitaria condotta fin dai primi anni della scuola dell’obbligo dovrebbe essere aiutare i ragazzi a livelli sempre maggiori di conoscenza del proprio corpo e del proprio funzionamento. È così che possono funzionare le campagne per la promozione dell’igiene orale, di quella alimentare, del benessere sessuale eccetera Alunni istruiti ed educati oggi saranno genitori consapevoli e preparati domani.

La media italiana della contraccezione orale (16,2%) è inferiore a quella europea (21,4%) fatta eccezione per la Sardegna (30,3%): c’è un gradiente nord- sud?

«La sensazione, per quanto riguarda la nostra area, è che non ci siano grosse differenze fra le giovani indipendentemente dalla regione di origine».

Sono sufficientemente tutelate le donne toscane nel settore della contraccezione?

«Si. Credo che la rete dei Consultori familiari sia diffusa capillarmente su tutto il territorio regionale e in grado di offrire supporto e assistenza alle donne che desiderano compiere una scelta contraccettiva».

Avremo mai una “pillola” antifecondativa maschile?

«Sarebbe auspicablie poter disporre per l’uomo prodotti sicuri ed efficaci come quelli disponibili per la donna».


 

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