Il Tirreno

Carrara

Carrara, marmo in lutto per la scomparsa dell’imprenditore Andrea Bernacca

Andrea Bernacca
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Andrea Bernacca

Titolare della cava Cardellino, nel 2000 aveva gestito la grande varata dei Canaloni

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Carrara Il mondo del lapideo è in lutto per la scomparsa dell’imprenditore Andrea Bernacca, 73 anni; era titolare dal 2008 della cava Cardellino con la sua ditta Beran, il coronamento di un lungo cammino partito quando aveva appena 9 anni, e come si dice in gergo, accendeva la forgia al magnan, in pratica accendeva il fuoco per il fabbro che forgiava le subbie; da lì, sempre a contatto con il marmo e le cave del bacino di cui conosceva tutti i segreti; per un periodo è stato anche camionista, poi alla Marmo Canaloni, da capocava e dove fu il grande regista della storica varata dell’ottobre 2000.

Nel 2008 si era messo in proprio, rilevando la cava Cardellino, che con la sua esperienza, affiancato dai figli Ivan e Yuri, ha ampliato e ora conta nove dipendenti, un realtà significativa.

Poco tempo fa, un male lo ha aggredito e non gli ha dato scampo; lascia la moglie Isolina, oltre ai due figli e a tre nipoti, Andrea, Lisa e Marco; i funerali si terranno domani mercoledì 2 novembre alle 15, partendo dalle onoranze funebri carraresi e poi il corteo si sposterà al Tarnone, nei pressi della cava, dove ci sarà una cerimonia pubblica e poi il trasferimento a Turigliano per la cremazione.

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La notizia del decesso di Andrea Bernacca si è diffusa in fretta, a Colonnata dove abitava innanzitutto ma anche negli ambienti del lapideo, e ha provocato dolore e cordoglio per la perdita di un imprenditore che davvero si è fatto da solo, con capacità e determinazione. Scrive la Lega dei Cavatori: “Il mondo delle cave perde un uomo di grandissima professionalità e competenza, un uomo con dei valori forti e saldi che ha saputo trasmettere ai figli, con ideali di uguaglianza e solidarietà. Ci stringiamo in un forte abbraccio ad Ivan e Yuri; un saluto a pugno chiuso a Barabba”.

Come ricordano i figli, le sue uniche passioni erano la famiglia e le cave, che appunto conosceva così bene da arrivare a fare da regista alla grande varata del 9 ottobre 2010. Come scriveva il Tirreno, “alle 17,23, ai Canaloni di Colonnata, nel cuore delle cave di marmo carraresi, 2.500 chilogrammi di polvere nera hanno letteralmente staccato da un monte una parete di 350mila tonnellate di terra, pietra e marmo. Una valanga colossale, uno spettacolo unico che ha cambiato per sempre il paesaggio di un pezzo di Apuane”.

E si ricordava che l’intervento «chirurgico» era stato dettato da ragioni di sicurezza. Quella porzione di monte era un rischio costante di frane e di distacchi di sassi che incombeva sulle cave gestite dalle ditte Corinno Cattani e Canaloni Marmi di Aldo Guadagni.

Studi geologici hanno preceduto la fase preliminare di taglio a filo diamantato di circa 2.400 metri. Poi, il delicato lavoro di innesco: undici cariche di esplosivo sono state piazzate nel cuore della montagna. Nei due mesi di preparativi sono stati impegnati quasi venti uomini, tutti diretti dal coordinatore, il capocava Andrea Bernacca della Canaloni Marmi. La data prevista del grande botto era di sabato. Un temporale aveva rovinato tutto. Domenica 8 ottobre, il secondo tentativo. Rinviato perché su a Colonnata erano saliti in migliaia. Impossibile garantire la sicurezza per tutti. Lunedì 9 ottobre 2010 il terzo tentativo. La terra ha tremato, poco dopo è riapparso il monte, amputato di un fianco, con una nuova parete bianca.l

M.B.

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