Il Tirreno

I tesori nascosti

«143 sculture dimenticate, valgono più di due milioni»

di Michela Nicolai
Alcune delle sculture imballate o accatastate nei magazzini comunali
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Alcune delle sculture imballate o accatastate nei magazzini comunali

Manuel (FdI): le opere sono chiuse nei depositi, ecco dove

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CARRARA. I rumori di scalpello che risuonano in piazza Alberica, in mezzo a scultori imbiancati di polvere, sono un ricordo anni '80 e anche più lontano nel tempo per chi è di un'altra generazione. Immagini da cartolina di una città - la nostra - che aveva la capacità di richiamare artisti da tutto il mondo e trasformarsi in una galleria «outdoor» nei giorni torridi d'estate. Flash back di tante edizioni del simposio di scultura, che si alternava a quella Biennale diventata un rito già a partire dagli anni '50. Eventi nel corso dei quali sono stati realizzati anche capolavori di artisti di fama, acquistati dal nostro Comune quando le spese per la cultura erano ancora considerate un investimento. Peccato che molte di quelle opere oggi siano coperte di cellophane e chiuse nei magazzini comunali. 143 pezzi da museo - nel senso nobile del termine - per un valore di 2 milioni di euro «dimenticati» in deposito. La rivelazione è del consigliere comunale Massimiliano Manuel di Fratelli d'Italia: nelle sue mani c'è un report dettagliato.

«Materiale non musealizzato» che, tradotto dal gergo degli esperti in beni culturali, equivale all'eccedenza del museo del marmo, a cui appartengono i pezzi migliori usciti da biennali e simposi di epoche diverse. Un capitale in opere d'arte, di svariate dimensioni, che - avverte Manuel - «altri esporrebbero con orgoglio o, almeno, custodirebbero in cassaforte, non in ambienti privi di sorveglianza». Quella del consigliere è stata una scoperta incidentale: «Stavo facendo un sopralluogo a Pontecimato - spiega - per avviare un progetto di rilancio dei quartieri periferici. All'interno dell'ex scuola elementare del villaggio del Sole mi sono imbattuto in questo magazzino aperto e ho saputo che dentro a quegli imballaggi, tra materiali di scarto da smaltire, c'erano opere d'arte. Mi sono incuriosito e ho chiesto all'ufficio cultura l'inventario dei beni conservati lì». I due magazzini Quello consegnato da palazzo civico è un resoconto scrupoloso, che contiene l'elenco delle opere raccolte a Pontecimato, ma anche in un altro immobile su via Aurelia a Nazzano. Un secondo deposito, in cui sarebbero custoditi gelosamente - forse troppo, visto che si tratta di beni della cittadinanza - i «pezzi» di maggior valore. Nel rapporto sono riportate anche le stime: cifre dai 200mila ai 500 euro - A Nazzano le opere imballate sono 38 per un valore da un milione e 520mila euro, a Pontecimato sono accatastati 105 pezzi per una stima complessiva che si aggira intorno ai 450mila.

Le opere pregiate

L'opera più quotata tra quelle «parcheggiate» è l'«uomo seduto 2» di Giuliano Vangi, un acquisto - in senso tecnico perché la scultura venne comprata dal Comune - della Biennale internazionale del 1969, allora giunta alla sesta edizione (l'ultima, la quattordicesima, si è svolta nel 2010). Valore accreditato: 200mila euro. Poi c'è quella «figura» di Alberto Viani che, realizzata in marmo nel 1974, che è la riproduzione dell'originale in gesso premiato alla seconda Biennale del 1959. Stima: 150mila euro. Valgono invece «solo» - si fa per dire - 100mila euro il «motivo ancestrale» di Mirko Basaldella, opera in cemento del 1957 e il «re» in gesso realizzato nello stesso anno da Augusto Perez. Scorrendo la lista, s'incontrano tante altre «firme» note: Dunchi, Signori, Buttini, Gigi Guadagnucci, Santachiara, Mangiarotti.

La proposta del consigliere di Fdi: «È un patrimonio che non può rimanere sepolto in magazzino - ammonisce Manuel - Dovremmo valorizzare le sculture di cui siamo in possesso, pensando a una loro collocazione esterna o nei palazzi pubblici. Si potrebbe valutare anche l'ipotesi di un'esposizione permanente in uno degli immobili di proprietà comunale, come l'ex mercato coperto di Marina».

Le opere

Trentotto opere in gesso, marmo, bronzo che hanno un valore complessivo da capogiro: 1 milione e 520mila euro. Ecco l'elenco per autore: Giuliano Vangi «Uomo seduto 2» (1969, stima 200mila euro); Alberto Viani «Figura» (1959, 150mila); Augusto Perez «Un re» (1957, 100mila); Mirko Basaldella «Motivo ancestrale» (1957, 100mila); Mario Negri «Corale» (1962, 30mila); Oscar Gallo «Ritratto» (1958, 30mila); Lynn Chaadwick «Conjunction» (1962, 40mila); Agenore Fabbri «Rissa» (1959, 25mila), Luciano Minguzzi «Capretta legata» (1961, 80mila); Giovanni Tognini «Crocifissione» (1962, 15mila); Kennet Armitage «Standing figure» (1962, 30mila); Nardo Dunchi «Totem» (1961, 15mila); Marcello Mascherini «Figura d'uomo» (1957, 15mila); Carlo Sergio Signori «Colomba nera» (1962, 20mila); Nunzio Di Stefano «senza titolo» (2004, 35mila); Aldo Mondino «L'Abc di Jarry» (2004, 30mila); Gilberto Zorio «senza titolo» (2004, 50mila); Vettor Pisani «L'angelo dell'occidente» (2004, 25mila); Gianmarco Montesano «senza titolo» (2004, 15mila); Eliseo Mattiacci «senza titolo» (2004, 45mila); Bruno Ceccobelli «senza titolo» (2004, 25mila); Grazia Toderi «senza titolo (2004, 50mila); Perino e Vele «senza titolo» (2004, 25mila); Denis Santachiara «Lampada da terra marmorea» (2004, 25mila); Angelo Mangiarotti «La presenza» (1999, 20mila); Aldo Buttini «San Sebastiano» (1957, 30mila), Luigi Guadagnucci «Scultura n. 3» (1980, 25mila); Yoshin Ogata «Impronta d'acqua '93» (1986, 20mila); Carlo Sergio Signori «Monumento ai fratelli Rosselli (1946, 30mila), Bizhan Bassiri «Serpe mercuriale» (2006, 60mila); Vittorio Messina «Finestre in un'ora calda del giorno» (senza data, 40mila); Nunzio Di Stefano «senza titolo» (80mila); Eugenio Giliberti «Plastilina» (8.500); Marco Bagnoli «Il vortice dei volti» (1987, 25mila); Diego Morandini «Melanconia» (2006, 7mila); Fabio Viale «A galla 2» (2010, stima non indicata); Ohad Meromi «The Panhandler» (2010); Moai «Palmeri» (2011).

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