Il Tirreno

Maltratta i genitori per la droga

di Michela Nicolai
Maltratta i genitori  per la droga

Due anni e otto mesi a un 27enne massese, già condannato per lo stesso reato. Sconterà la pena in una comunità terapeutica per intraprendere un percorso di cura

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MASSA. Non aveva un lavoro e i suoi problemi di tossicodipendenza sfociavano in continue richieste di denaro ai genitori. La coppia – con possibilità economiche modeste – non sempre poteva sostenere le pretese del figlio a cui, dopo essere finito a processo, è stato riconosciuto un vizio parziale di mente. Lui, un 27enne massese, già detenuto per esigenze cautelari, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per maltrattamenti in famiglia (a sostenere le accuse la pm Laura Pischedda). Una pena che – in base a quanto disposto dalla giudice Valentina Prudente – il ragazzo dovrà scontare in una comunità terapeutica per poter intraprendere un percorso di cure. Il giovane – difeso dall'avvocato Corrado Ceccarelli – è attualmente detenuto all'interno del carcere di Pisa: dalla casa circondariale di Massa ha dovuto essere trasferito per incompatibilità ambientale (aveva picchiato un altro detenuto e creato problemi agli agenti di polizia penitenziaria della struttura). La sua è una storia complicata, in cui il disagio psichico e l’abuso di sostanze stupefacenti hanno finito per scaricarsi sulla famiglia, in difficoltà, comprensibilmente, a gestire una situazione così pesante e un figlio che – stando gli atti del procedimento – è di fatto «socialmente pericoloso». Sul giovane pende un’altra condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi, pronunciata solo pochi mesi fa, con l'accusa di maltrattamenti e lesioni – sempre nei confronti dei genitori – per fatti avvenuti tra il 2015 e il 2018. Già allora la vita tra le mura domestiche era diventata un inferno: i comportamenti del ragazzo scatenavano continue liti e, in qualche caso, gli scatti d'ira erano degenerati in aggressioni fisiche ai danni del padre - da qui l’imputazione per lesioni. Una condizione familiare insostenibile che sarebbe andata avanti se per il giovane non fosse intervenuto un provvedimento di custodia in carcere. La misura è scattata perché, proprio nel corso di una recente udienza, il ventisettenne aveva dato in escandescenze ascoltando la testimonianza del padre di fronte al giudice. Allontanato dall'aula, aveva lanciato una sedia e divelto alcuni arredi nell'atrio del tribunale. Per fermarlo erano dovuti intervenire i carabinieri. La speranza è che per lui ora si aprano le porte di una comunità – non necessariamente detentiva secondo la sentenza – adatta a garantirgli l'iter terapeutico di cui ha bisogno.


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