Il Tirreno

La vertenza

I lavoratori Sanac in consiglio: «Adesso è il momento di battete i pugni al Ministero»

di Ivan Zambelli
I lavoratori Sanac in consiglio: «Adesso è il momento di battete i pugni al Ministero»

Chiedono ai politici di invitare Acciaierie ad acquisire l’azienda

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MASSA. Dopo un anno i lavoratori Sanac tornano in consiglio comunale perché, pur con gli impegni presi dai partiti, nonostante il cambio di governi, la situazione va costantemente peggiorando. Il 7 novembre scadrà la terza manifestazione d’interesse per acquisire l’azienda, che da quasi 10 anni sta vivendo le ripercussioni dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. Tuttavia, come temono i lavoratori, anche questo bando potrebbe andare deserto. Allora che accadrebbe, si sono chiesti i lavoratori, visto che già oggi – spiega la Rsu – circa il 30% è in cassa integrazione da settembre, e con la prospettiva che la cassa possa essere estesa a tutti da novembre. «A domanda precisa – dicono – ci è stato risposto che i commissari dovrebbero cominciare a fare valutazioni in merito all’appetibilità stessa dell’azienda». Cioè un’eventuale chiusura.

«Noi non vorremmo mai arrivare a questo punto, perché Sanac non solo è un’azienda sana, che funziona e può stare sul mercato, ma può anche produrre utili, come ha fatto fino allo scorso esercizio, nonostante le difficoltà legate al ai mancati ordini (che non arrivano più dal maggio 2021) e ai mancati pagamenti di Acciaierie d’Italia, che stanno arrivando solo dopo i decreti ingiuntivi e a distanza di oltre un anno dalla naturale scadenza del credito». Infatti la cosa che allora era paradossale e che oggi appare abbastanza discutibile è che Acciaierie è composta al 40% da Invitalia (società pubblica) ed al 60% da Arcelor Mittal. Non solo; nella seconda manifestazione d’interesse Acciaierie avrebbe partecipato, ma senza poi formalizzare l’offerta. E quindi ieri, a due settimane dalla fine del terzo bando di gara, i lavoratori hanno chiesto al consiglio comunale di farsi portavoce della richiesta da presentare ad Invitalia di imporre ad Acciaierie di partecipare alla manifestazione d’interesse, così da salvare l’azienda e quindi i posti di lavoro. «Crediamo che voi dobbiate tutti condividere questo nostro comunicato – ha detto all’assise Emanuele Manfroni – e fare pressione a Roma, per far sì che si concluda positivamente questa vicenda che viviamo da 10 anni».

Ai primi di novembre la fabbrica sarà chiusa, ha ricordato anche in consiglio Andrea Bordigoni, «e andremo tutti in cassa integrazione, molti già lo sono da settembre. Poi cosa accadrebbe? Noi non vorremmo ricorrere a manifestazioni, anche importanti. Ricordo che qui – ha detto rivolgendosi ai consiglieri – qualcuno disse che sarebbe venuto coi sacchi a peli a dormire in fabbrica. Non aspettiamo altro, perché non possiamo chiudere la fabbrica. Qualora si cominciasse sarebbe la fine di tutto. E allora bisogna davvero chiedere che vengano battuti i pugni al tavolo del Ministero, perché è solo da lì che si decide». Ascoltati i sindacalisti, il consiglio ha sospeso la seduta, per elaborare un documento unitario, sulla falsariga di quello presentato dalla Rsu di Sanac, ma cambiando l’imposizione dell’acquisto (non fattibile, visto il bando pubblico) con la richiesta di partecipare alla gara. Solo il capogruppo di Forza Italia Luca Guadagnucci ha sollevato obiezioni, ma non tanto sui contenuti, piuttosto sui tempi stretti e quindi l’assenza di tempo per approfondirlo. Per questo è uscito dall’aula, così da permettere l’approvazione unanime da parte del consiglio comunale.


 

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