Il Tirreno

Massa-Carrara, asta pilotata, primi verdetti. Due condanne a 4 anni e mezzo

Massa-Carrara, asta pilotata, primi verdetti. Due condanne a 4 anni e mezzo

Assolta con formula piena Federica Pinarelli, dipendente di una copisteria

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Massa Si chiude un capitolo del procedimento penale sulla vicenda dell'asta «pilotata», da cui era partita l'indagine della Procura - condotta dall'allora pm Alessia Iacopini - che aveva portato alla luce un giro di finanziamenti ottenuti con la frode. Un'inchiesta che vedeva coinvolto anche un funzionario di banca nella doppia veste di vittima (di un tentativo di estorsione) e indagato. I reati contestati a vario titolo andavano dalla turbativa d'asta all'associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Buste paga contraffatte, documenti «fake» per certificare redditi inesistenti: questo il modus operandi ricostruito dalla Procura e teso - secondo l'ipotesi degli inquirenti - a ottenere prestiti. Tre degli accusati - Alessandro Puccetti, i fratelli Nicola e Francesca Mari - avevano già patteggiato. Ora, tra gli imputati giudicati con rito abbreviato, sono stati condannati a 4 anni e mezzo Carmine Romano e Massimo Di Stefano, è stata assolta invece con formula piena «per non aver commesso il fatto» Federica Pinarelli. Saranno rinviati a giudizio tutti gli altri.

Nel mirino della Procura era finita la vendita all'asta della casa già di proprietà di Francesca Mari. Gli offerenti sarebbero stati allontanati, presentando proposte di acquisto dilatorie per consentire ai vecchi proprietari di permanere nella disponibilità dell'immobile. Stando agli atti - Carmine Romano, Carla Santorelli e Fabrizio Micheli avrebbero avanzato le offerte, pagando solo la cauzione senza perfezionare poi la compravendita. Obiettivo: far decadere l'aggiudicazione e ribassare il prezzo. Simona Della Rosa, custode del bene, non sarebbe intervenuta pur sapendo che i tre agivano come prestanomi dei Mari e solo per farli rientrare nel possesso dell'abitazione. Sempre Carmine Romano, Di Stefano e il figlio Nicholas, Micheli e Puccetti avrebbero minacciato Luca Terreni (all'epoca dei fatti, nel 2018, funzionario della filiale di piazza Aranci del Monte dei Paschi), prospettandogli una denuncia da parte di intestatari inconsapevoli di rapporti bancari. Terreni, secondo la procura, avrebbe consegnato 250mila euro, da girare alle presunte vittime di truffa per convincerle a non sporgere querela. Puccetti - restando a quello che si legge nel fascicolo - si sarebbe presentato al Terreni dicendo di essere lo zio di una donna a nome della quale era stato richiesto un finanziamento con dati falsi (e di cui l'intestataria sarebbe stata all'oscuro). Terreni, Carmine e Angelo Romano, Di Stefano e Micheli avrebbero commesso - secondo le accuse - il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa: la Compass avrebbe concesso loro finanziamenti senza che venissero corrisposte le rate, i soldi sarebbero stati ottenuti allegando buste paga e carte d'identità alterate per dimostrare un reddito e una solvibilità non veritieri.

La Pinarelli, dipendente di una copisteria di Massa, era finita nell'inchiesta perché - in base alla ricostruzione della Procura - avrebbe consentito ad Angelo Romano di accedere al proprio computer e alla stampante per creare la documentazione fasulla. Un reato mai commesso: Pinarelli - lo dice la sentenza - è risultata del tutto estranea ai fatti.l

Michela Nicolai

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