Italia
La denuncia: «Mia madre a 93 anni dimessa e lasciata sola in sala d’attesa»
L’anziana era stata curata al pronto soccorso del Noa
CARRARA. «Mia madre novantenne dimessa e abbandonata nella hall del pronto soccorso». L’Asl replica: «Tutto regolare, la paziente era sorvegliata».
Il racconto
La denuncia arriva dal figlio dell’anziana, Nicola Saba, che lunedì scorso richiede l’intervento di un’ambulanza per trasportare la madre in ospedale. Francesca Pennacchi, 93 anni, non cammina più da due settimane e – su prescrizione del medico – ha bisogno di cure urgenti, i valori delle analisi sono sballati, serve una flebo di potassio. Il 118 arriva in tempi stretti e la porta al Noa, mentre la famiglia attende notizie. In poche ore è tutto risolto, nel primo pomeriggio arriva la chiamata dall’ospedale: può tornare a casa, secondo l’Asl anche in macchina, ma il figlio sceglie di aspettare l’arrivo di un’ambulanza. «Mi hanno detto che sul momento non c’erano mezzi a disposizione – spiega lui – ma, viste le condizioni di mia madre, che non si regge in piedi e fatica a stare seduta, ho pensato fosse più sicuro il trasporto con il 118». I familiari restano in attesa che da un momento all’altro suoni il citofono, sono tranquilli perché pensano che la nonna sia all’interno del pronto soccorso, vigilata dal personale medico e sanitario. Passano quattr’ore e non si vede nessuno. È sera e la nuora preoccupata chiama il Noa, le rispondono che la signora Francesca è in sala d’attesa ad aspettare. I parenti si precipitano in ospedale e la trovano in mezzo ai pazienti che devono fare l’accesso al pronto soccorso. «L’avevano lasciata nel triage – racconta il figlio – Era seduta nell’indifferenza generale chissà da quanto, con i fogli di dimissione in mano, completamente gelata perché dalle porte scorrevoli arrivava aria fredda e lei aveva addosso solo la vestaglia leggera. Quasi scivolava dalla sedia, l’ho presa in braccio e me la sono portata via. Se avessi saputo che i modi erano questi, sarei andato a prenderla subito».
La replica dell’Asl
Dall’Asl riportano un’altra versione dei fatti: «La paziente – riferiscono – non necessitava di trasporto assistito, per gestire il rientro abbiamo contattato la famiglia, che non si rendeva disponibile. È stata attivata l’ambulanza chiarendo ai parenti che, non trattandosi di un’urgenza, i tempi di attesa sarebbero stati importanti. La signora – prosegue la nota dell’azienda ospedaliera – è rimasta all’interno del pronto soccorso sempre sorvegliata. Solo dieci minuti prima dell’arrivo del familiare è stata accompagnata nella sala d’attesa del triage perché le attuali normative anti-Covid vietano l’accesso di terzi ai locali del pronto soccorso. La sala d’aspetto – conclude la direzione – è adeguatamente riscaldata e sotto costante osservazione di un’infermiera triagista».
Il precedente
«Non è la prima volta – avverte il figlio della pensionata di 93 anni – che mia madre subisce questo trattamento all’ospedale Noa. Quattro anni fa – aggiunge – ricoverata per una caduta, le avevano ingessato un polso dimenticandosi all’interno l’ago della flebo». Quando si tratta della salute dei nostri cari, del resto, chiunque vorrebbe le condizioni migliori per loro.
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