Gioco
Carrara, treni merci del Gruppo Grendi dal raccordo del porto a Modena
Sostenibilità e intermodalità, così cresce il terminalista dello scalo portuale carrarese
CARRARA. Da domani, e per tre volte la settimana d’ora in poi, un treno carico di merci della Sardegna (domani saranno due) partirà dal raccordo del porto diretto a Modena. «3.500 tonnellate, 130 camion in meno sulle strade». L’annuncio è di Antonio Musso, amministratore delegato di Grendi Trasporti Marittimi. Il Gruppo Grendi, uno dei terminalisti dello scalo cittadino, ieri ha radunato lavoratori, clienti, imprenditori e autorità (tra cui il consigliere Cosimo Ferri) per la tradizionale festa d’autunno del Porceddu sardo: in sostanza, maialini sardi di Sant’Andrea Frius cucinati al momento da addetti anch’essi sardi (Raimondo Serra, Mirco cesare e Leonardo Vacca) e distribuiti, in collaborazione con lo staff locale, agli ospiti, insieme ad un ricco buffet. Un modo di “fare squadra”, nato oltre vent’anni fa a Vado Ligure e ora importato a Marina di Carrara. Marina, sempre più centrale per il Gruppo Grendi, 150 dipendenti e un fatturato in crescita costante (70 milioni nel 2021), mentre ovviamente l’utile sarà condizionato in questa seconda parte dell’anno dall’aumento dei costi dell’energia, in particolare il carburante.
«Per prima cosa - spiega Antonio Musso - mi piace sottolineare che qui in porto c’è un ottimo rapporto di vicinato e collaborazione con gli altri due terminalisti Fhp e Mdc, e non è ovunque così. Siamo stati accolti bene sei anni fa, si è creato un feeling che ci permette di operare bene e di crescere anche in sinergia. Il problema dei problemi al momento è lo spazio, perché abbiamo progetti importanti e lo spazio è vitale: Fhp si è assicurata in affitto l’area ex Imerys e ci sarà modo di utilizzarne una parte, poi in sintonia con l’amministrazione comunale abbiamo chiesto altre aree; altre aree significano più lavoro e più lavoro porta assunzioni. Marina di Carrara - aggiunge - è appetibile, ci sono nostri importanti clienti della Sardegna che ci hanno chiesto di aiutarli a trovare anche per loro delle aree dove realizzare depositi, un altro modo di portare sviluppo».
I numeri
Tornando sui numeri, Antonio Musso spiega che per il 2022 si aspetta una crescita di fatturato del 40%, in sostanza il contributo di Grendi trasporti Marittimi passerà dai 45 milioni del 2021 ai 55-58 del 2022. E, ribadisce, per crescere ancora saranno fondamentali altri spazi: fuori del porto, ma soprattutto dentro: «Non è un mistero, io sono un grande fautore del piano regolatore dell’Autorità portuale, secondo gli accordi noi potremmo accorpare i nostri spazi, razionalizzarli e ampliarci un po’, e questo sarebbe fondamentale; poi, c’è l’interlocuzione con il Comune per le aree esterne. L’obiettivo di crescita porterebbe come ho accennato anche lavoro, quando siamo arrivati nel 2016 eravamo sedici, adesso siamo 29 e già a fine anno sremo 32, senza contare l’indotto». Adesso, Grendi riesce a fare cinque navi su Cagliari e tre su Olbia, di più non riesce. Ma con il nuovo Prp e altre aree, chissà.
Nel frattempo, in questi anni, come sottolinea Costanza Musso, amministratrice delegata di M.A. Grendi 1828 (l’azienda del gruppo che si occupa dei trasporti a terra e dei magazzini) sono state migliorate e razionalizzate le modalità di trasporto dei container, con il metodo detto delle “cassette”: in sostanza i container sono piazzati su dei supporti in ferro che possono essere affiancati guadagnando spazio e manovrabilità, un metodo importato dal Nord-Europa. Risultato: se prima si caricavano 30 container l’ora, ora siamo a 120, e la portata della singola nave è cresciuta del 120%. Tutte migliorie, sottolinea Costanza Musso, studiate assieme al personale del terminal, «il lavoro - argomenta - è anche e soprattutto conoscenza, relazioni, crescita, non solo lo stipendio».
Società Benefit
Il Gruppo Grendi ha sede legale a Cagliari, il terminal qui a Marina di Carrara, filiali a Bologna, Milano e Genova, trasporta da e per la Sardegna i più importanti marchi alimentari e non solo. E guarda al futuro nel segno di sostenibilità e benessere, da qui la scelta di diventare società benefit: «Che non vuol dire senza lucro - osserva Costanza Musso- ma che la società è amministrata con precise linee guida, che noi abbiamo individuato in rispetto dell’ambiente, attenzione alle persone, interdipendenza con i teritori».
Tutto questo dà un punteggio: «Siamo passati da 62 a 75, a 80 possiamo puntare alla certificazione di Benefit Company, come Patagonia. Perché lo facciamo? Perché ci crediamo, e ha un grande ritorno reputazionale. Siamo un’azienda di famiglia, alla settima generazione, e crediamo sia giusto che chiunque ci sia, segua un certo indirizzo; ed è un modo per attirare talenti, coinvolgere persone».
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