Gioco
Carrara, il gallerista Nicola Ricci diventa dipendente in Accademia
Non abbandonerà l’attività di talent scout e organizzatore di mostre «Però a 63 anni bisogna pensare anche allo stipendio e allaa pensione»
Carrara No, con l’arte ora come ora a Carrara non si mangia. La capitale mondiale del marmo, la città dell’Accademia di Belle Arti, dei tanti laboratori artistici, costringe uno dei pochi se non l’unico gallerista full time, Nicola Ricci, a cercarsi un lavoro alternativo, per guadagnarsi uno stipendio fisso. Se non altro, il lavoro che ha trovato è proprio all’Accademia, tempio dell’arte: tramite il collocamento (il centro per l’impiego), lui che è un ragioniere che per molti anni è stato impiegato prima di sposare in pieno l’amore per l’arte, soprattutto contemporanea, è ora collaboratore scolastico. Personale Ata, all’occorrenza anche bidello. Lunedì arriveranno gli studenti per l’inizio delle lezioni, «Per ora - racconta - faccio quello che c’è da fare, portare circolari, se c’è da pulire pulisco, nessun problema».
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63 anni, grande dignità e competenza, a Carrara ha portato negli anni artisti e mostre super, tra Blue Corner e Spazio Votre; e ha dato spazio anche ad allievi dell’Accademia, molti già laureati ma alcuni ancora studenti, che adesso incroceranno nei corridoi il loro gallerista in una veste diversa.
«L’ho fatto perché mi mancano pochi anni di contributi alla pensione e purtroppo, ma lo avevo già raccontato poche settimane fa nel descrivere i miei quindici anni da gallerista a Carrara, questa città fantastica non riesce a decollare sul piano artistico. Ci sono state tre biennali memorabili, poi più nulla; eppure qui abbiamo tutto per eccellere, per creare un vero movimento di appassionati. Abbiamo l’Accademia, abbiamo i musei, abbiamo i grandi nomi dell’arte internazionale che vengono qui, però... Qualcosa frena sempre; la Votre di fatto è un’associazione no profit, e io devo pensare anche al presente e al futuro».
Ma, aggiunge, l’arte contemporanea non la lascia: «Assolutamente no: questo lavoro all’Accademia non mi impedirà di pensare anche allo spazio di Palazzo Del Medico, e anzi, ho già in programma altre tre mostre, la prima a novembre».
Un passato da dipendente della mitica azienda di camicie Controvento, poi in un’azienda di marmi e all'inizio del 2000, come già aveva spiegato al Tirreno di recente, «l'incontro del destino è stato con Enzo Cannaviello, a Milano, che mi ha coinvolto nel mondo dell'arte contemporanea: dopo un periodo milanese, sono rientrato, ho aperto una galleria a Pietrasanta e nel 2008 sono tornato a Carrara, cosciente di compiere un passo piuttosto coraggioso».
La collaborazione con Fabio Cavallucci per la sua Biennale “Post Monument” è stata ricca di soddisfazioni, sembrava il giusto viatico per poter dare una svolta. Sul piano personale, in effetti, Nicola Ricci ha proseguito a richiamare artisti di nome: quantità e qualità assieme, 150 mostre e oltre 200 espositori di chiara fama.
Eppure... «Non so perché, di sicuro la colpa è mia, ma sono stato sempre ignorato di fatto da palazzo comunale, dalla Fondazione Cassa di Risparmio, insomma, da quelle realtà che mi avrebbero potuto aiutare ad andare avanti; quello che ho fatto e continuo a fare è solo dettato dall’amore per la mia città e per l’arte, ma a un certo punto, a 63 anni, bisogna guardarsi attorno. Grazie al collocamento ho trovato questo impiego, ed è una fortuna. Lavoro in un luogo magico».
Tra l’altro, ironia della sorte, di quell’Accademia avrebbe potuto esserne il presidente (era stato indicato nella terna dei papabili nel precedente mandato), e l’Accademia stessa l’aveva indicato nella terna dei possibili membri del comitato di indirizzo della Fondazione Cassa di Carrara (fu invece scelto l’attuale presidente Enrico Isoppi). Da potenziale presidente, proprio per i meriti e le conoscenze artistiche, a collaboratore scolastico.
«È andata così; all’epoca, ero stato contento per l’indicazione, sia per la presidenza che per la Fondazione, erano stati un riconoscimento, anche se non concretizzati. L’oggi dice che per avere un introito, uno stipendio, l’arte non basta. È un peccato, spero proprio che le cose cambino in fretta, in campagna elettorale ho sentito buoni propositi. L’auspicio è che si realizzino, sarebbe l’ora».
lMassimo Braglia
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