Il Tirreno

Ambiente

Ex Coke, a 30 anni dalla chiusura degli impianti la Regione ora cerca chi ha inquinato

di David Chiappuella
Scavi nell’area ex Coke, la Regione ora ha avviato l’istruttoria per individuare i responsabili dell’inquinamento
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Scavi nell’area ex Coke, la Regione ora ha avviato l’istruttoria per individuare i responsabili dell’inquinamento

I nodi mai risolti della bonifica dell’area industriale di Massa-Carrara

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CARRARA. Dopo più di 30 anni dalla sua chiusura, la Regione ha finalmente avviato le indagini istruttorie per individuare il soggetto responsabile dell’inquinamento persistente nell’area Sir ex Italiana Coke. A comunicarlo è Sandro Garro, responsabile del Settore bonifiche e “siti orfani” Pnrr della Direzione ambiente ed energia della Toscana, in una risposta al Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico, che chiedeva informazioni riguardo questo ed altri procedimenti finalizzati all'individuazione dei responsabili della contaminazione delle aree Sin/Sir apuane. Finora la Regione, che ha preso la competenza specifica dalla Provincia nel 2016, ha avviato e concluso solo due di queste procedure, relative all’area Sir “Tinelli” a Massa e a quella Sin ex Ferroleghe a Carrara, terminate entrambe con un nulla di fatto.

Nel primo caso, infatti, non è stato possibile individuare i responsabili. Per quanto riguarda l’ex Ferroleghe, invece, i colpevoli sono stati trovati, ma trattandosi di due società oggi fallite (la stessa Ferroleghe Spa e Materie prime secondarie Srl), non è più possibile rivalersi su di esse. Garro passa in rassegna la situazione di altre aree, ricordando che nell’ex Rumianca «Eni Rewind, in qualità di proprietario, sta procedendo alla bonifica dei suoli e della falda». Questo risanamento ambientale, in corso da decenni, costerà complessivamente oltre 110 milioni alla società del gruppo Eni, che ne ha già spesi più di 40. «Nell’area ex Farmoplant, -prosegue Garro- dopo la sentenza di primo grado del Tar Toscana n.1348 del 03/11/2020, con la quale il Tribunale amministrativo ha stabilito che “non sussistono ostacoli a considerare la Montedison Srl ed oggi Edison Spa come sostanziali successori/continuatori di Farmoplant e, come tali, soggetti agli obblighi di bonifica derivanti dall'attività inquinante svolta dalla Farmoplant”, si è in attesa della decisione del Consiglio di Stato, al quale Edison ha presentato ricorso in appello avverso».

Garro precisa anche che l’avvio delle procedure per trovare i responsabili della contaminazione di queste aree, pur essendo assolutamente necessario, non impedisce l’inizio dei lavori relativi al progetto definitivo per la bonifica unitaria della falda Sin/Sir. L'intervento, però, rischia di non partire a causa della revoca dei 13 milioni necessari alla sua attuazione, conseguente a problemi burocratici che impediscono di appaltare l’opera entro il termine stabilito del prossimo 31 dicembre.

La bonifica dell’acquifero prevede la riattivazione ed integrazione dei 12 pozzi-barriera dell’ex Ferroleghe (spenti dal 2011), con 5 ulteriori pozzi, la realizzazione di altri 8 pozzi nell’ex Rumianca, l’isolamento idraulico del lotto 1 dell’ex Italiana Coke, attraverso 5 nuovi pozzi e la costruzione di 3 linee di barriera nell’ex Farmoplant, per un totale di 17 nuovi pozzi, ad integrazione dei 6 gestiti da Edison. Nella falda dell’ex Italiana Coke, in particolare, le ultime analisi effettuate tra 2018 e 2019 per conto di Sogesid Spa hanno confermato una grave contaminazione da ammoniaca e metalli quali arsenico, ferro, manganese e cromo VI (quest’ultimo ritrovato solo in un pozzo), oltre che da idrocarburi policiclici aromatici, toluene, etilbenzene, xilene e benzene (presente in valori massimi che oscillano da oltre 3200 volte il limite consentito, rilevato al termine del periodo di magra 2018, a 180 volte sopra il limite, riscontrato nel periodo di morbida 2019), derivanti dalle vecchie produzioni dello stabilimento, operante dal 1936 al 1990. L’inquinamento della falda dell’ex cokeria interessa diversi dei 12 lotti del compendio e fa ipotizzare il permanere di una o più sorgenti di contaminazione, legate sia a terreni contaminati e non ancora bonificati sia al residuo interramento di scarti di produzione riconducibili alle vecchie lavorazioni industriali.




 

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