Il Tirreno

Legambiente e le cave, appello sui beni estimati

Legambiente e le cave, appello sui beni estimati

Si chiede alla sindaca che ricorra in Cassazione

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Legambiente, in una lettera aperta indirizzata alla sindaca Serena Arrighi sui beni estimati, la invita a presentare ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello e quindi a sciogliere la riserva sull’argomento. «Premettiamo - spiega Legambiente - che siamo da sempre profondamente convinti della natura pubblica di tutte le cave di Carrara; riteniamo infatti che le nostre montagne siano un bene comune appartenente a tutti i cittadini. Chiediamo a Lei, in quanto Sindaca di tutta la comunità, di proseguire fino in fondo la battaglia giuridica per riaffermare il principio di proprietà pubblica di tutte le cave, nell’interesse unico e solo della cittadinanza di Carrara. Può essere certa che, in questa battaglia, potrà contare sul nostro convinto appoggio e su quello di larga parte della comunità carrarese. Già nel luglio scorso Le avevamo manifestato le nostre preoccupazioni e richiesto un impegno. La recente sentenza della Corte d’Appello di Genova (che ha respinto il ricorso del Comune di Carrara contro la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Massa) –scrivevamo– è stata letta come una sorta di “tana, liberi tutti” a favore delle imprese di escavazione. Ma una lettura più attenta della stessa sentenza e di altre pronunciate dai giudici amministrativi negli ultimi dodici mesi, fa pensare che le cose non stiano assolutamente così». Si ricorda: «Nessuno può ragionevolmente pensare che gli agri concessi nel 1751 avessero le dimensioni dei Beni estimati rivendicati oggi dagli imprenditori del marmo che sono in causa col Comune. A suo tempo chiedemmo all’Amministrazione comunale che venisse fatta una ricognizione della reale consistenza territoriale degli agri concessi dal 1751. Le chiediamo pertanto di rendere pubblico quanto fatto sinora riguardo alla ricognizione e di disporre ulteriori indagini che ricostruiscano quanto effettivamente verificatosi a partire dal 1751, in modo che, qualora malauguratamente anche il ricorso in Cassazione avesse per la collettività carrarese esito negativo, le porzioni di agri marmiferi che verrebbero riconosciute come private rispecchino realmente le dimensioni che avevano nel 1751. Anche questo aspetto (cioè la diversa estensione di ciò che si definisce Bene estimato tra il 1751 e oggi), secondo noi, avrebbe dovuto essere evidenziato nel corso della causa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web