Sicurezza
Il Cai e le Apuane: è l’ora di istituire un parco nazionale
Sui passaggi per concretizzare l’obiettivo, il presidente generale del Club alpino italiano Montani avverte: «Il primo passo è la volontà politica»
CARRARA. «Subito l’istituzione del Parco nazionale delle Alpi Apuane». È la richiesta del presidente generale del Club alpino italiano, Antonio Montani, dopo il sopralluogo che la delegazione del sodalizio ha compiuto ieri sulle nostre montagne per valutare l’impatto dell’attività estrattiva. Una questione non più rimandabile, come segnala il fatto che dopo Cortina d’Ampezzo la seconda tappa scelta per riunire il comitato direttivo centrale sia stata il Rifugio Carrara.
I vertici del Cai, durante l’escursione guidata dai soci della sezione locale e dalla presidente Brunella Bologna, hanno potuto verificare la situazione; tutti i delegati regionali e provinciali d’Italia sono arrivati dai prati di Campocecina a Capanna Martignoni per avere una visione dall’alto, la più completa possibile, dei bacini di escavazione. La richiesta di convertire il parco delle Alpi Apuane da regionale a nazionale rappresenta un tentativo di rafforzare il regime di tutela del paesaggio naturale, di rendere più stringenti le prescrizioni per le cave presenti nell’area. «Il nostro – spiega il presidente Montani – è un gesto di vicinanza nei confronti di un territorio che si batte per la tutela dell’ambiente, nella convinzione di poterla coniugare con le attività produttive. Allo stesso tempo chiediamo il rispetto delle leggi vigenti e un’attenzione per le tematiche ambientali, non solo per quelle economiche». Parole da cui emerge chiara l’idea che il business legato al settore lapideo non possa prescindere da logiche di eco-sostenibilità, sempre più diffuse in tutti i comparti industriali.
«Le Apuane – aggiunge Montani – rappresentano un habitat unico al mondo; la classificazione come parco nazionale non sarebbe un limite, ma una forma di valorizzazione di una realtà che ha delle potenzialità enormi dal punto di vista turistico non sviluppate. Non esiste più quell’idea rigida di parco diffusa negli anni ’70 e noi, a differenza di altre associazioni ambientaliste, non chiediamo la chiusura immediata delle attività estrattive. Siamo favorevoli a una prospettiva di dismissione graduale degli impianti sul medio termine e, in quest’ottica, il parco nazionale potrebbe supportare l’avvio di un processo di riconversione economica. Non credo che l’escavazione possa andare avanti a questi ritmi ancora a lungo…».
Sui passaggi per concretizzare l’obiettivo, Montani avverte: «Il primo passo è la volontà politica e in questa fase pre-elettorale sarebbe inutile cercare interlocutori. Appena ci sarà la nuova compagine governativa, avvieremo i contatti con il Ministero dell’Ambiente, con cui abbiamo una convenzione, per lavorare in questa direzione». Una posizione rafforzata dai rilievi che il gotha del Cai ha potuto fare sul posto: «Va affrontato il prima possibile il problema dell’inquinamento delle falde acquifere e del suolo – è il richiamo del Responsabile Ambiente del Sodalizio, Mario Vaccarella – Le normative già esistenti in materia devono essere applicate in modo più rigoroso»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
