Il Tirreno

I problemi del nostro territorio

Grido d’allarme da Casania: «Siamo abbandonati, tra frane e degrado»

di Aldo Antola
Grido d’allarme da Casania: «Siamo abbandonati, tra frane e degrado»

«Cadute di massi e sassi in continuazione»

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MASSA.  Allarme dalla montagna paesi abbandonati e a rischio anche di spopolamento. Il grido forte da una delle poche famiglie rimaste, quella di Laura Novani. Si tratta di una questione già portata in consiglio comunale da Paolo Menchini dei 5 Stelle senza esito, anche se si accinge a riproporla. L’ha infatti protocollata: «La prima volta che abbiamo interrogato l’Amministrazione sulla situazione di degrado in cui versa il cimitero di Casania e segnalato le cadute di sassi sul manto stradale che conduce a questo paese montano era il 10 settembre del 2019. Dopo tre anni, la situazione è perfino peggiorata», sintetizza Menchini.

Ma ecco la lettera di allarme che pubblichiamo arriva da Casania, uno splendido paesino che sembra un presepe, un gruppo di case abbarbicato in mezzo alla montagna massese da dove si gode anche uno splendido paesaggio. «Siamo abbandonati ed in pericolo – inizia la lettera allarmata di Laura Novani, quasi “sindaca” delle pochissime persone rimaste, innamorata del paese dove spesso si sostituisce all'amministrazione per controlli e pulizie - e le fotografie che invio non rendono proprio appieno l'idea. Già a cominciare dalla strada si nota che è da tempo senza manutenzione, quest'anno mai fatto sfalcio dell'erba, ci sono cadute di massi e sassi in continuazione, abbiamo chiamato molte volte il comune e fatto le segnalazioni ma come al solito il massimo che è stato fatto, sono stati messi nastri e transenne. L'ultimo grande temporale del 18 agosto ha causato anche a noi altri gravi danni con alberi caduti, piccole (per ora) frane, sassi, strada interrotta dai rami vicino alle case e ci siamo dovuti arrangiare da soli con motoseghe e carriole per poter passare ed andare al lavoro o in città. Nessuno si è visto».

E aggiunge: «Nella strada che porta al cimitero dei paesi della valle c'è un cavo elettrico che la attraversa e blocca il passaggio delle auto e diventa pericoloso sorpassarlo specialmente per gli anziani che fortunatamente riescono a camminare. In caso di funerale non passa nessuno, nemmeno il carro funebre. Abbiamo segnalato più volte ai vigili, al comune, ed io personalmente – scrive Laura Novani - anche alla Tim, di cui ho il numero della pratica che allego (lo ha mandato). Anche pochi giorni fa ho chiamato per un sollecito urgente, il muro del cimitero è crollato da un anno ed hanno coperto le tombe con nylon, quelle a rischio frana molto elevato nel precipizio. Il comune è al corrente ovviamente ed è stato portato in consiglio comunale ma non è servito a niente. Ora un consigliere ci ha detto che lo ripropone».

La signora Laura è un fiume, si vede che nel paese c'è paura. «Il paese si sta svuotando, chi può abbandona per tornare magari qualche giorno in estate. Sono due anni che non abbiamo servizi di pulizia dei paesi, manca l'operatore ecologico, vengono solo svuotati i bidoni e stop. Siamo invasi da ungulati, i cinghiali (e qui non credo possa venire il comune visto quello che succede a Roma) che distruggono un territorio già in precarie condizioni anche per l'abbandono dell'uomo».

Dunque un territorio già fragilissimo di per sè, se poi non si fa niente per proteggere strade e case si rischiano tragedie e poi viene abbandonato. Ed è un peccato visto la sua struggente bellezza. Specialmente Casania andrebbe vista da tutti. Tanto per citare alcuni dei pericoli potenziali citiamo il grande masso che si è proprio fratturato dal corpo attraversato dalla strada poco sopra Canevara (mostriamo la foto) verso Forno, oppure quello incredibile che è stato messo o è caduto e quindi tappa lo splendido antico sentiero che da Guadine taglia verso Casania. Su questo masso Laura ci dà altre spiegazioni.

«Il masso è caduto poco sopra e chiude la mulattiera di Casania, l'unica via in caso di frane o altri problemi alla strada carrozzabile. E' una mulattiera come quella di Poggio Piastrone. Prima di questa caduta era un sentiero percorso da molti escursionisti, molto bello e largo».

Ma tutta la zona, specialmente dopo l'ultimo diluvio è a rischio anche per gli alberi caduti ed ancora lì. Rischiano di fare da tappo ai fiumi Frigido o di Renara o più a valle creare danni alla città.

Insomma, servirebbe una manutenzione costante, la prevenzione è fondamentale.

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