Toscana
Marmettola, primo incontro con gli assessori regionali
«Disponibilità a trovare soluzioni», oggi vertice con Venator
CARRARA. Primo incontro istituzionale tra la sindaca Serena Arrighi e la Regione (in particolare, gli assessori alle attività produttive Leonardo Marras e all’ambiente Monia Monni) sul tema che ormai da qualche mese tiene banco nel settore lapideo, ovvero l’emergenza smaltimento marmettola. «È stato un primo momento di confronto - riassume la prima cittadina - perché tra l’altro proprio domani (oggi per chi legge, ndr) gli stessi assessori avranno un confronto con la Venator di Scarlino (l’azienda che oggi ritira gran parte della produzione di marmettola, ndr). Abbiamo fatto una riflessione a tutto campo, l’obiettivo strategico a lungo termine è quello di riuscire a valorizzare la marmettola, ci sono già alcune aziende che hanno fatto investimenti per sottoporla a trattamento meccanico e non chimico, ci sono in corso studi alcuni dei quali già confluiti in brevetti con l’obiettivo di trasformarla in nuovi prodotti. Una prospettiva - aggiunge la sindaca - decisamente auspicabile in vista della transizione ecologica e come stimolo per un approccio sempre PIù ambientale della lavorazione». Ma, oggi, c’è un’urgenza...: «Proprio così, lo sappiamo bene: la prospettiva delineata richiede tempo, oggi se non si sblocca la modalità di smaltimento utilizzata da anni c’è il rischio di un fermo del settore; per questo ci siamo lasciati con gli assessori Marras e Monni dicendoci che ci saremmo riaggiornati dopo il confronto con la Venator di Scarlino, con l’auspicio che possa riprendere al più presto il ritiro di quantitativi anche se non pari a quelli precedenti all’emergenza, comunque significativi e in grado di garantire la filiera. Di certo - prosegue Arrighi - ho trovato massima disponibilità ad aiutare il nostro territorio, Marras e Monni si sono detti disponibili ad incontrare le aziende del settore».
Si era ipotizzato un utilizzo della cava Fornace, pur con tutte le difficoltà legate anche a questa soluzione... «Per la verità - replica la sindaca - non abbiamo ancora affrontato l’argomento, perché spero che dall’incontro con Venator possano uscire notizie positive. In caso contrario, vorrà dire che ci organizzeremo diversamente, per trovare eventuali soluzioni temporanee. Il settore però ha bisogno di qualche anno di respiro, per poi mettere in campo le innovazioni allo studio».
La partita marmettola è complessa anche perché a tutt’oggi è equiparata a un rifiuto, e questo ad esempio impedisce ad oggi che il problema possa essere affrontato subito dalla Carrara Marble Way, che si occupa solo, per statuto e autorizzazioni ambientali, di prodotti quali detriti, scaglie, scogliere, terre, tout-venant (e fra l’altro il mercato sta andando bene); dovranno essere i soci a valutare se iniziare l’iter per ampliare le competenze di Carrara Marble Way oppure pensare ad un’altra società ad hoc. Di certo, l’economia circolare e sosteibile è al primo posto nell’agenda di Confindustria, ma l’emergenza marmettola sta tenendo con il fiato sospeso un intero comparto.
Gli incontri di questi giorni sono seguiti con particolare attenzione dagli imprenditori, era stato il responsabile lapideo Fabrizio Santucci ad appellarsi alla sindaca.
Ricordiamo ancora perché c’è questo filo che lega Massa-Carrara a Scarlino (Grosseto): è qui che da anni viene inviata, da parte dell’azienda Cages di Massa che la ritira in loco, l’80% circa della marmettola prodotta giornalmente (secondo alcuni calcoli, si tratta di circa 800 delle mille tonnellate giornaliere che escono da cave e soprattutto laboratori, il resto, dopo essere stato trattato, va nel mercato delle cartiere); ma ora, l’azienda di Scarlino, la Venator ha ridotto molto l’utilizzo, perché una sola delle linee su tre è in funzione. La Venator usa la marmettola per inertizzare l’acido solforico diluito; dalla reazione chimica con la marmettola escono i gessi rossi, smaltiti alla discarica di Montioni (ex cava Poggio Speranzoso), che però ora è vicina all’esaurimento; l’acido solforico scaturisce dal trattamento dell’ilmenite, per produrre biossido di titanio. Lo ricordiamo: ogni chilo di ilmenite genera, alla fine del processo, sette chili di gessi rossi, praticamente di questi sette chili gran parte è la marmettola che ha fatto reazione. A regime, Venator avviava a discarica, a Montioni di Follonica, 500mila tonnellate annue di gessi rossi. In pratica, riusciva a coprire senza problemi l’80% del fabbisogno apuano di smaltimento. Ora molto ci si aspetta dal chiarimento tra Regione e Venator, altrimenti la partita che si aprirà ha molte incognite e occorrerà trovare alternative percorribili. Le più immediate hanno costi molto superiori agli attuali, e ciò rischierebbe di mettere fuori gioco soprattutto i piccoli.
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