Il Tirreno

La spiegazione

Perché la marmettola non viene più ritirata nelle cave? La vicenda che lega Grosseto e Massa

Massimiliano Frascino
La lavorazione alle cave (foto archivio): il settore lapideo apuano risente molto della tematica come abbiamo scritto in queste ultime settimane più volte
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La lavorazione alle cave (foto archivio): il settore lapideo apuano risente molto della tematica come abbiamo scritto in queste ultime settimane più volte

L’azienda Venator, con un’unica linea in marcia, ora ne ritira meno della metà. Gli addetti ai lavori: «Situazione assurda: si rischia la cassa integrazione»

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MASSA. Finite le ferie, torna d’attualità la vicenda dei gessi rossi di Venator. E le notizie che filtrano da Scarlino offrono spunti a una lettura ambivalente. La buona notizia è che Venator ha presentato un’offerta per acquistare la ex cava “Vallina” a Filare di Gavorano, dimostrando la volontà di investire per realizzare un sito di stoccaggio dei gessi di medio lungo periodo. Anche se Venator non è l’unica società ad aver fatto un’offerta per rilevare l’ex cava. A destare preoccupazione, il fatto che l'azienda abbia preso un consulente esterno per la gestione delle risorse umane, Fabrizio Famà, che in questa fase sta verificando la possibilità di incentivare l'anticipo del pensionamento di alcuni dipendenti. Poi chissà. Già si parla di lui come “tagliatore di teste”. Nel frattempo, l'impianto di Venator al Casone di Scarlino sta marciando a scartamento ridotto con una sola linea in produzione del biossido di titanio delle tre esistenti. Conferendo i gessi rossi nella ex cava di poggio Speranzona a Montioni, dopo che il Tar della Toscana – in attesa di pronunciarsi sul merito nel prossimo ottobre – le ha concesso la sospensione dell'ordinanza regionale che aveva interrotto lo stoccaggio del residuo dell’estrazione del biossido di titanio nel sito. L'azienda, inoltre, sta lavorando di concerto con Nuova Solmine per mettere a punto la richiesta di utilizzo dei gessi nell'area cosiddetta del “panettone di ceneri di pirite” per effettuare un ripristino ambientale, o come discarica. In modo da guadagnare tempo in vista della soluzione definitiva, che a questo punto sembrerebbe essere quella nella ex cava Vallina. Un percorso però lungo, che comporterà la valutazione di impatto ambientale (Via) per ottenere l'autorizzazione integrata ambientale (Aia). Sullo sfondo, ma nemmeno poi tanto, le difficoltà in cui si dibatte il settore lapideo apuano. Perché Venator, con un’unica linea di produzione in marcia, ritira meno della metà della marmettola proveniente dalle cave di marmo. In guai seri, inoltre, sono Cages Srl e Sepin Srl, aziende massesi che si occupano del ritiro in cava e trasporto a Scarlino del residuo di marmo, e di quello dei gessi a Montioni.

«Stiamo conferendo il gesso rosso a Montioni in piccole quantità – spiega il titolare Riccardo Biasci – mentre a Massa ci stanno minacciando quotidianamente perché non ritiriamo la marmettola nelle cave. È come quando hai finito il pane e ti fai bastare l'ultimo tozzo rimasto. Sono davvero amareggiato per questa vicenda kafkiana che mortifica le buone prassi dell’economia circolare. Noi abbiamo 40 autisti dipendenti diretti, e altri 20 o 30 che ruotano, impegnati nel ritiro della marmettola a Massa e Carrara e nel trasporto dei gessi a Montioni. Entro poco saremo costretti a ricorrere alla cassa integrazione, perché siamo sovradimensionati». Nelle stanze della direzione ambiente ed energia a Firenze intanto c’è una bozza del nuovo protocollo d'intesa che contiene gli impegni previsti per ridurre la produzione di gessi rossi, ma nessuno l’ha vista. E, soprattutto, si tratta di una versione unilaterale che ha bisogno della condivisione da parte di Venator. Dal momento che per la multinazionale inglese questo comporterà ingenti investimenti. Oppure per il suo interlocutore, Ferro Duo, che ha chiesto l’Aia per un impianto di essiccazione (e granulazione) dei gessi, con un investimento che supera i dieci milioni di euro. Ma che non ha ancora fornito le integrazioni richieste in Regione. Tornando alle due notizie principali, il 14 settembre il curatore fallimentare Roberto Pellegrini aprirà le buste con le offerte per rilevare il sito di proprietà della Edilcave Srl (possono essere estratti ancora 143mila mc di calcare). La base d’asta è di 270mila euro. Sul fronte del personale, dopo che negli ultimi due anni sono usciti diversi dipendenti, tra agosto e settembre se ne andranno tre ingegneri e un fisico. Bisognerà vedere che scelte farà l’azienda su indicazione del consulente per le risorse umane, dato che ha preannunciato una riduzione dei costi del 25 per cento. 

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