Lutto
Crisi Sanac, gli operai buttano per terra le tessere elettorali
«In questi anni abbiamo visto tutti i politici possibili, ma nessuno ci ha aiutato» Acerbo (Rifondazione): «Presenteremo un ordine del giorno al Decreto Aiuti»
MASSA. Il sentimento degli operai Sanac dopo dieci anni di lotte si può sintetizzare con lo slogan di ieri mattina fuori dallo stabilimento: “Governi assenti operai presenti”. Proprio per questo ieri alcuni operai sono arrivati all’estremo gesto di gettare a terra la tessera elettorale. Una protesta in dissenso verso tutti i passati Governi e forze politiche, dai quali si sentono traditi, non rappresentati. Vero che c’erano il sindaco di Massa Francesco Persiani, la vice presidente della provincia Elisabetta Sordi e Unione popolare, con Rigoletta Vincenti e il segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, ma era assente il resto della politica, senatori e deputati da Massa-Carrara che negli anni si sono impegnati su questa vertenza sindacale. Mancavano anche i sindacati, ma forse solo per non aderire alla simbolica protesta. Il gruppo Sanac è in questa situazione critica a seguito del contraccolpo dato dall’ex Ilva di Taranto, allora principale partner. Oggi l’ex Ilva è di Acciaierie d’Italia, società pubblica-privata di Invitalia più Arcelor Mittal, e vanta un debito da circa 30 milioni di euro che non paga. Ciò significa che Sanac non sta lavorando, e per questo già due stabilimenti sono chiusi. Il prossimo potrebbe essere Massa, se non ripartono le commesse. Sicuramente nel futuro ci sarà la cassa integrazione. Per questo, ieri, una quarantina di operai sono tornati a protestare. Il primo a parlare è stato Andrea Bordigoni, della Rsu: «Oggi siamo messi peggio di prima. Qui c’è il sindaco, c’è la vice presidente, ma nessun altro. In questi anni li abbiamo visti tutti, ma nessuno ci ha aiutato. Siamo senza commesse e a ottobre andremo in cassa integrazione. Ma ci sono ragazzi dell’indotto che resteranno senza stipendio». Proprio per questo, per tutte le forze politiche che sono state incapaci di dare risposte ai lavoratori, gli operai sono giunti a buttare la tessera elettorale, perché per il 25 non sanno chi votare. Destra, sinistra o centro; tutti si sono interessati, tutti hanno fallito.
Ultimo il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa a Confindustria, le cui parole hanno lasciato basiti gli operai, ha proseguito Emanuele Monfroni: «Perché Giorgetti, essendo il Governo, dovrebbe costringere Acciaierie a pagare i debiti. Se non andavamo avanti con decreti ingiuntivi non si arrivava a oggi». Soldi che potrebbero arrivare con uno stanziamento all’ex Ilva da 1 miliardo e 200 milioni, utili per saldare il credito. Persiani, Sordi e Maurizio Acerbo di Unione popolare non hanno potuto che prendere atto della difficile situazione, ancora una volta, impegnandosi a chiedere risposte. «Da domani faremo un altro passo insieme, la situazione è molto difficile ma voglio metterci la faccia», ha dichiarato Persiani. Anche la Provincia proverà a fare la sua parte, ha detto Sordi, chiedendo inutilmente, di riprendere le tessere da terra, «ma è tutta la politica che deve dare risposte».
Nei prossimi giorni, ha anticipato Acerbo, «presenteremo un ordine del giorno sul Decreto Aiuti affinché ci siano indirizzi precisi per la vostra vertenza sindacale». L’idea sarebbe di utilizzare il miliardo e 200 milioni per proporre una ricapitalizzazione di Acciaierie d’Italia, così da aumentare le quote di Invitalia in Acciaierie, affinché l’Agenzia del ministero dell’economia diventi partner di maggioranza. Forse così l’ex Ilva tornerà a comprare da Sanac. l
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