Il Tirreno

«Alcolici fin da giovanissimi Cinque cocktail in due ore»

Gianluca Uberti
«Alcolici fin da giovanissimi Cinque cocktail in due ore»

Dopo il 17enne in coma etilico a Licciana Nardi il punto con Varese: «Le prime bevute a 13 anni: se il fenomeno si ripete, spia di un disagio»

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LICCIANA NARDI. C’è un fenomeno in preoccupante crescita fra i giovanissimi, quello dell’abuso di alcol. Abuso che può portare al coma etilico, come è accaduto nella serata di martedì a un diciassettenne lunigianese, il quale stava partecipando a una festa a Monti di Licciana Nardi. Per capirne di più e offrire motivi di riflessione su un fenomeno che può essere devastante per i ragazzi, per le loro famiglie e per la società nel suo insieme, Il Tirreno ha interpellato Maurizio Varese, responsabile dell’area delle dipendenze dell’Asl Toscana Nord Ovest.

«Negli ultimi anni stiamo assistendo a una crescita delle problematiche di intossicazione acuta da alcol, con l’età del primo contatto con l’alcol, la prima bevuta per intendersi, che si abbassa sempre di più, fino ad arrivare ai 13 anni», spiega Varese, al quale chiediamo subito: c’è differenza nell’approccio fra giovanissimi e giovanissime? «In passato a bere erano, soprattutto, i maschi; ora sta avanzando una parità di genere che non ci piace, che vede sempre più femmine bere parecchio. Il problema, poi, è che è cambiata la modalità di assunzione dell’alcol: una volta si consumava alcol, in particolare vino, tutti i giorni, ma a pasto e mescolato col cibo, quindi gli effetti sull’organismo erano minori; ora, invece, stiamo prendendo abitudini di consumo tipiche del Nord Europa, dove si tende a bere solo nei fine settimana, ma in grandi quantità e in pochissimo tempo. Questa modalità si chiama binge drinking – aggiunge Varese – ed è molto pericolosa per i nostri ragazzi, perché prevede l’assunzione di 5 o più unità alcoliche in 2, 3 ore».

Da sottolineare che l’unità alcolica è pari a 12 grammi di alcol puro, che corrispondono alla quantità di alcol contenuta in un bicchiere (125 ml) di vino di media gradazione (12°), in una lattina (330 ml) di birra di media gradazione (4,5°) e in un bicchierino (40 ml) di superalcolico a 40°. «Se poi, come spesso accade, i ragazzi bevono a stomaco vuoto, il rischio è di arrivare presto – continua Varese – a non reggersi più in piedi, a soffrire di diplopia e di deficit di memoria. Nei casi più gravi, con 4 grammi o più di alcol per litro di sangue, si può andare in coma e morire per arresto cardiocircolatorio». Ma da che cosa è dovuto questo fenomeno dell’abuso alcolico fra i giovanissimi? «Se la famiglia è problematica è più facile che si verifichi, però può accadere anche al miglior ragazzo del mondo. Certo, se il fenomeno si ripete, è spia di un disagio, di un problema di ansia e dell’umore, di problematiche relazionali. E poi, per rispondere sulle origini del fenomeno, c’è da dire che i genitori sono meno autorevoli rispetto a una volta, sono diventati troppo permissivi. Anche io sono padre e dobbiamo fare i genitori, non essere amici dei nostri figli. Perché non è possibile che ci siano ragazzini davvero molto giovani che sono in giro alle 3, 4 del mattino», fa notare. E un numero più di altri fa capire la gravità del fenomeno. In occasione dell’ultima edizione del Palaron Fan Festival a Pallerone di Aulla, si è svolta la manifestazione “Notti di qualità”, una iniziativa di prevenzione nei confronti dell’abuso alcolico tra i giovani, finanziata con fondi regionali, in esecuzione dell’accordo stipulato dalla Regione Toscana con gli enti accreditati e le Aziende Sanitarie. Dei 118 etilometri effettuati, 90 sono risultati positivi, una percentuale pari al 76,5%.


 

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