Il Tirreno

Sanac, si riparte da zero

Manuela D’Angelo
La protesta dei lavoratori della Sanac
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La protesta dei lavoratori della Sanac

Gli indiani, che si erano fatti avanti per l’acquisizione, abbandonano. I lavoratori disperati: pronti a consegnare le tessere elettorali

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MASSA. Brutto colpo per i lavoratori Sanac: gli indiani si defilano e abbandonano il progetto di acquisizione dei quattro stabilimenti di Massa, Gattinara, Grogastu e Vado Ligure. I lavoratori per protesta sono pronti a restituire le proprie tessere elettorali.

La Dalmia Refractories Limited la scorsa settimana ha abbandonato il tavolo della trattativa con i commissari straordinari, venendo meno ad alcune clausole che erano state introdotte nel bando per l’acquisizione e che, fino a ieri, si davano per assodate. Gli indiani, secondo fonti sindacali, avrebbero voluto costituire una Newco, ovvero una società sussidiaria, con ragione sociale italiana, allo stesso capitale ma non più legata alla Dalmia e quindi non più tenuta alla responsabilità solidale cui era soggetta la multinazionale; inoltre non avrebbero garantito la continuità produttiva dei quattro stabilimenti, né avrebbero mantenuto lo stesso personale (o comunque non volevano più dare garanzie in quella direzione), rifiutandosi di rispettare gli accordi su lavoro, tempistiche e risorse. Per i commissari Sanac tutto questo è stato considerato inaccettabile: un dietro front che nessuno si sarebbe mai aspettato, visto che la Dalmia era rimasta l’unica candidata interessata all’operazione di acquisizione, mostrando tutte le sue carte in regola e la sua proposta, credibile fino a prova contraria.

Il prossimo passo, secondo quanto dichiarato dalla democratica Romina Mura, anche presidente della commissione Lavoro della Camera, sarà un’altra gara da indire a settembre: «Una gara di cui non è difficile prevedere il risultato- dice Umberto Faita, nuovo segretario della Filctem Cgil – visto come sono andate quelle precedenti. Non si presenterà nessuno di credibile e saremo costretti, la prossima volta, a spacchettare l’offerta».

Significa che si potrebbe dare spazio a piccole cordate (anche locali), di sicuro con meno solidità imprenditoriale, pronte ad acquistare solo lo stabilimento di Massa, ad esempio, lasciando al proprio destino gli altri.

«Tutto questo – dichiara la deputata del Pd Martina Nardi – è il frutto del disastro del ministro Giancarlo Giorgetti, incapace di gestire una vicenda che prima di lui si avviava ad una conclusione positiva. Non ha dato seguito al lavoro fatto, eppure era una partita tra le più semplici che il Governo avrebbe potuto vincere. E in questa partita – continua l’onorevole Nardi – io mi sono sentita sola. Il sindaco di Massa, Francesco Persiani, spesso a braccetto con il ministro espressione del suo partito, non ha sollecitato nessuna azione concreta».

«Di nuovo costretti a comunicare ai lavoratori che non è stata trovata una soluzione alla vertenza – scrive in una nota la Rsu di Sanac – La procedura di vendita in favore di Dalmia non verrà portata a termine per la presenza di alcune criticità e noi ci presenteremo davanti al prefetto, al presidente della provincia e ai sindaci per restituire le tessere elettorali dei lavoratori, che si sentono traditi dalle loro istituzioni. Oggi possiamo affermare con certezza – continua nella nota la Rsu – che l’impegno profuso dai politici in questi anni è stato solo una comparsata a scopo elettorale. Non è possibile che il governo non abbia fatto nulla per opporsi; noi non accetteremo lavorazioni provenienti da altri stabilimenti».

Intanto, al momento mancano 35 milioni di euro nelle casse del gruppo Sanac e senza gli ordini del principale committente (Acciaierie Italia ) gli stabilimenti rischiano il blocco totale, la cassa integrazione e in alcuni casi anche la chiusura.


 

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