Il Tirreno

Integrativo, lo sciopero continua «No ai ricatti sugli straordinari»

Luca Barbieri
Integrativo, lo sciopero continua «No ai ricatti sugli straordinari»

Oggi un’altra manifestazione al ponte di ferro, lunedì il tavolo a palazzo civico: «Welfare e aumenti peggiorativi, eppure i fatturati delle aziende sono da record»

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CARRARA. C’è la riduzione dell’orario di lavoro, come primo punto: da 39 attuali a 35 settimanali, tutto l’anno. E che sia qui la novità sostanziale lo riconoscono tutti, a partire dalle sigle. Certo, un primo accenno era già stato fatto quattro anni, ma non così netto: «Sì, è sicuramente un cambio di paradigma importante», dice Leonardo Quadrelli segretario provinciale generale della Fillea Cgil. Ma è proprio su quello, sul punto centrale, pronto a scomodare la grande tradizione apuana delle lotte sindacali – con Alberto Meschi, nel 1911 probabilmente la più nota – che la trattativa del pomeriggio di giovedì nella sede di Confindustria si è fermata. Da lì il via allo sciopero dei lavoratori del lapideo apuano che proseguirà anche lunedì mattina, con un confronto in Comune, un tavolo con la sindaca Serena Arrighi, presente, come scriviamo a parte, nella mattina di ieri con i lavoratori. Un tavolo che sarà intervallato da una nuova manifestazione stamani e anticipato dal corteo per giungere a palazzo civico. Un corteo, quello di lunedì, che partirà dal ponte di ferro alle 5, poi – prima di andare in piazza Due Giugno – la pesa di Miseglia, in quella piazza Giovanni “Pedro” Pedrazzi – anche qui, tornano i simboli, con i nomi di uno dei più noti sindacalisti del settore lapideo – dove ieri mattina si sono ritrovati in diverse centinaia, la maggior parte dalle cave, dal monte, con le sigle, le categorie Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil e la Lega del cavatore, per un comparto che – stimano i sindacati – complessivamente in provincia muove tremila addetti, forse di più.

Nodi e numeri

Fazzoletti rossi, scarponi da cava, bandiere delle sigle e un palchetto improvvisato in uno dei luoghi emblematici della lavorazione del marmo, la pesa. Una mattinata, quella di ieri, iniziata alle 5, al ponte di ferro. E da lì i sindacati, come ribadito nella piattaforma, insistono sui numeri, quelli del rapporto di economia sul comparto marmifero dell’Isr dell’ente camerale per evidenziare quella «sproporzione inaccettabile tra gli addetti che diminuiscono e i fatturati record che salgono» (copyright Nicola Del Vecchio, segretario Cgil): «Nel 2011 venduti 145 milioni di euro (materiali grezzi), nel 2021 194 milioni: +25,3%; nel 2011 venduti 263 milioni di euro (materiali lavorati), nel 2021 349 milioni, +24,5%», si legge nella piattaforma delle sigle; ma c’è anche l’età media dei lavoratori che nel giro di dieci anni è passata 46 a 49 anni. Dopo le premesse i temi. «Solo le aziende che sapranno investire in qualità, nei nuovi processi produttivi, sulla formazione, ma soprattutto sulla valorizzazione dei propri dipendenti avranno un futuro. Il settore è nato e cresciuto scommettendo sempre sulla professionalità, sulla manualità e sul sapere dei marmisti e dei cavatori che hanno sempre soltanto richiesto un contratto adeguato alla qualità e al valore di quanto producono. Siamo convinti invece che il settore provinciale possa perdere la sua forza propulsiva e morire se si inizia a dividere le imprese e i lavoratori. Procedendo gli uni contro gli altri attraverso la rincorsa al costo del salario più basso e conseguentemente al prezzo più basso dei prodotti tra le stesse imprese magari utilizzando il taglio dei diritti, della sicurezza e del salario dei marmisti come strumento per abbassare il costo del lavoro. A chi ci propone questo sistema per il futuro dividendo aziendalmente il salario provinciale tra le diverse cave e tra diversi laboratori ci opporremo con ogni determinazione possibile e immaginabile».

I dettagli del contratto

Si va, come detto, dalla nuova cava scuola con la formazione al piano dei lavorati, come richiesta: corsi al piano e al monte, per aspiranti dipendenti maggiorenni; ore in aula e in azienda, per una proposta – viene fatto sapere – sulla quale c’è stata l’apertura degli industriali nel tavolo del giovedì, durato ore e interrotto nel braccio di ferro per l’orario di lavoro, da portare – per i sindacati – a 35 ore, invece che alle attuali 39 in cava (40 al piano). Questa è la parte che in gergo si chiama “normativa”: «Come premessa gli industriali hanno detto che non è questo il tavolo (e lo ribadiscono in nota, come scriviamo a parte, ndr), essendo una contrattazione di secondo livello e poi avevano proposto che venisse disciplinato da un punto di vista aziendale (ditta per ditta, tradotto, ndr); abbiamo ottenuto che fosse invece provinciale (per l’ultima volta) e che disciplinasse tutti, ma sull’orario non c’è stata nei contenuti l’apertura ravvisata, per esempio, sulla cava scuola», fa sapere ancora Quadrelli, maglia gialla e bandiera rossa della Fillea in mano che si alterna con gli altri colleghi al centro della piazza con attorno i lavoratori. Che la questione orario sia quella maggiormente sentita lo traduce plasticamente l’ampio dibattito: specialmente le sue possibili implicazioni economiche. E c’è chi, inevitabilmente, mette nel mirino il nodo rappresentato dai tagli per gli “straordinari”. La replica a chi solleva la questione è affidata a un volantino di Fillea rispolverato a distanza di settimane per l’occasione: «Le minacce di “togliervi” gli straordinari di “quei padroni lì” ci sono sempre state e ci saranno sempre. L’unione però fa la forza. Non inginocchiamoci ai ricatti». Poi la parte economica, tra le richieste della piattaforma. L’indennità di mensa portata a 8 euro (da 5,21); mentre sul premio assiduità lavorativa ci «hanno offerto solo 0,7 euro al giorno, dal 2024», ma – ripete Quadrelli – un lavoratore del monte potrebbe perdere, in quattro anni, rispetto al precedente contratto integrativo, fino a 2.050 euro e sarebbero 1.550 euro per quelli del piano. «E il welfare? Solo 200 euro, rispetto ai 454 dell’ultima volta». La chiosa è affidata a Daniele Battistini segretario regionale Feneal Uil: «Bene per le aperture, ma le integrazioni servono oggi, non nel 2024...».




 

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