Il Tirreno

Legambiente rilegge le sentenze «Cave, ci sono buoni punti fermi»

Uno scorcio delle cave
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Uno scorcio delle cave

L’analisi dell’Associazione ambientalista: «Nel dialogo auspicato dalla sindaca l’amministrazione non parte da una posizione di debolezza con le imprese»

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CARRARA. Il nuovo quadro normativo sulle cave è «una sfida per la nuova amministrazione»: lo sottolinea in una nota articolata Legambiente Carrara, che nella sua analisi parte dalla recente sentenza della Corte d’Appello di Genova (che ha respinto il ricorso del Comune di Carrara contro la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Massa) e che, ricorda, «è stata letta come una sorta di “tana, liberi tutti” a favore delle imprese di escavazione. Ma una lettura più attenta della stessa sentenza e di altre pronunciate dai giudici amministrativi negli ultimi dodici mesi, fa pensare che le cose non stiano assolutamente così».

Come Legambiente, si fa notare, «non possiamo che esprimere disappunto per una decisione che di fatto sottrae parte delle cave di Carrara al patrimonio indisponibile della comunità. Da questo punto di vista ci auguriamo che Comune e Regione trovino, anche con il supporto dei parlamentari locali, gli strumenti giuridici per porre rimedio alle “plurisecolari inefficienze” dell’Amministrazione Pubblica cittadina. Come ci auguriamo che la ricognizione sull’esatta e “reale” estensione dei beni estimati rispetto agli agri marmiferi comunali veda presto conclusione e pubblicità».

Analizzando le recenti sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, osserva Legambiente, emergono alcuni concetti chiave. Innanzitutto, «L’escavazione a Carrara e nel comprensorio apuoversiliese rappresenta un unicum, sia in considerazione dell’intensità delle cave in questa terra sia per la loro collocazione in un contesto naturalistico peculiare (le Alpi Apuane) sia per l’oggettivo maggior pregio della pietra escavata rispetto ad altri distretti estrattivi». E ancora: «L’attività estrattiva costituisce un depauperamento (un impoverimento) del bene ambientale e paesaggistico – oggi tutelato anche costituzionalmente – e arrecano ad esso (e quindi alla collettività) danni e disagi. Il Giudice non omette di sottolineare come il marmo sia una risorsa naturale esauribile e non rinnovabile». «L’esercizio dell’impresa deve incontrare limiti necessari a contemperare i diversi interessi in gioco, e non è illegittimo che la pubblica amministrazione ponga tali limiti».

Legambiente ricorda che «Tar e Consiglio di Stato, inoltre, distinguono nettamente fra la proprietà e i limiti al suo utilizzo: per far meglio comprendere cosa intendano, citano altri esempi – ormai pacifici – quali il commercio o l’edilizia privata. Il fatto di possedere un terreno non comporta infatti – ricordano i giudici amministrativi – un illimitato ius aedificandi, che invece è assoggettato alla pianificazione urbanistica e alle norme in materia edilizia. Da questo punto di vista la sentenza della Corte d’Appello di Genova non può essere interpretata come una incondizionata e totale libertà e assenza di vincoli all’attività estrattiva, anche su quelle porzioni di cave riconosciute come beni estimati».

Legambiente Carrara spiega di essere «tutt’altro che contraria al fatto che venga superata la fase delle carte bollate e si riprenda il dialogo fra imprese, Comune e città stessa (movimenti, associazioni, società civile compresi)». «Vorremmo però che fosse chiaroche il “pubblico” non parte da una posizione di debolezza ma di forza: e tanto maggiore sarà questa forza se la nuova amministrazione terrà fede al principio più volte espresso dalla sindaca Serena Arrighi dell’importanza di percorsi partecipativi». E invitano «il sistema delle imprese ad uscire dall’arroccamento. Altrimenti le cave di Carrara, magari, non saranno chiuse per volere degli ambientalisti ma per sentenze della magistratura».

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