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L'intervista

Covid, l'esperto: «Passeremo una buona estate, per l’autunno corsa al vaccino»

Covid, l'esperto: «Passeremo una buona estate, per l’autunno corsa al vaccino»

L’intervista alla dottoressa Benedetti: «Non siamo burocrati»

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Massa C’è fiducia nel nuovo vaccino anti-Covid aggiornato alla variante Omicron che, in questo momento, imperversa in tutto il mondo. Siamo a buon punto, spiega Francesca Benedetti, medico di base a Massa. Un’intervista alla dottoressa dopo quella al direttore dell’Ospedale delle Apuane Giuliano Biselli che ha “fotografato” la situazione attuale, parlando dei nuovi paradigmi necessari per saper leggere la questione Covid: sintomatologia, nodo “bolle” nei reparti e numeri dei ricoveri e casi.

Dottoressa Benedetti, partiamo però dai vaccini: si parla di un possibile allestimento vaccinale, utilizzando i ceppi Wuan e Omicron, per costruire un prodotto più completo, verso una quarta dose a livello nazionale a inizio autunno. Esistono le premesse scientifiche per pensare di avere un valore aggiunto di protezione?

«La corsa al nuovo vaccino è già a buon punto e la cosa più importante è che sarà aggiornato alla variante Omicron che ora imperversa in tutto il mondo. Si lavora infatti sia a vaccini monovalenti (solo per Omicron e le sue sottovarianti) che bivalenti (ceppo di Wuhan più Omicron). La cosa migliore sarebbe riuscire a formulare un vaccino che copra sia entrambe le varianti Covid che il virus influenzale e abbia una durata annuale. Questo ci permetterebbe di offrire una protezione completa in brevi tempi a un esteso gruppo di persone. Invito le persone che ne hanno diritto, over 80, ospiti di rsa e over 60 affetti da pluri-patologie a fare adesso la quarta dose. I vaccini attuali, secondo il Ministero della Salute, offrono una copertura superiore all’85% contro le forme gravi».

I casi di virus dalla scimmia sono pochi o tanti, oggi, per giustificare timore e apprensione? Non tutti sono legati a contatti diretti a rischio. Questa duplice origine cosa ipotizza?

«Il vaiolo delle scimmie è già conosciuto e diffuso in Africa e raro negli uomini causata dall’infezione da monkeypox virus “cugino” del vaiolo umano, ma diverso per diffusività e gravità. La malattia riguardi prevalentemente gli animali. Poiché il virus ha la capacità d’ infettare specie differenti, il monkeypox è arrivato all’uomo. In Italia sono stati identificati pochi casi, con sintomi lievi, e non c’è allarme. Bisogna essere cauti e tenere alta l’attenzione per capire se si tratta di casi sporadici o di focolai. Il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità con le Regioni hanno messo in piedi un sistema di monitoraggio dei casi. La trasmissione si verifica quando una persona entra in contatto con il virus da animale, uomo o materiale contaminato. Come per altre malattie infettive, è bene fare attenzione ai contatti con persone che manifestano i sintomi e sono a rischio e fare una igiene delle mani cosa a cui ormai siamo abituati».

Siamo arrivati all’estate. Si aspetta sorprese dal Covid?

«Passeremo una buona estate perché le alte temperature “spaventano” il virus. Probabilmente manifesterà di nuovo la sua virulenza in autunno ed è importante che ci facciamo trovare pronti con una copertura vaccinale. Da pochi giorni c’è anche la possibilità di prescrivere direttamente noi medici di medicina generale un antivirale da somministrare oralmente. Questo ci permetterà d’ individuare i pazienti a rischio di sviluppare una malattia grave e iniziare la terapia che si potrà ritirare in farmacia con la ricetta a totale carico della Asl. Stiamo facendo dei corsi con i colleghi delle malattie infettive per essere pronti in autunno a prescrivere questi farmaci, che sono complessi e presentano anche interazioni con altre terapie, al meglio».

L’epidemia influenzale che ruolo giocherà nella stagione fredda, con una pandemia strisciante, ma pur sempre attiva?

Nelle ultime due stagioni i contagi da virus influenzale sono stati molto pochi perché le misure di protezione hanno evitato il diffondersi del virus. Se, nel prossimo autunno, il virus circolerà più liberamente con numerosi casi, questo ci renderà il lavoro più difficile nella diagnosi differenziale con il Covid. Qualunque sindrome febbrile o da raffreddamento deve essere valutata con tampone e il soggetto malato deve stare in casa per evitare che il virus diffonda. Il Covid ha riportato in evidenza che il soggetto malato deve stare a casa, ma è una cosa che si è sempre detta ed era sbagliato prima quando si andava a lavorare febbricitanti o si mandavano i bimbi a scuola che non stavano bene».

Anche fra i medici, aumentano i casi di abbandono del posto fisso, anzitempo. Per quale motivo?

«C’è malcontento perché i medici sono stanchi di fare i burocrati, i passacarte: c’è il bisogno di recuperare l’atto del curare, la vista medica, il ragionamento clinico, la diagnosi e la terapia. Anche la nuova riforma pone il problema di aumentare la disponibilità del medico che il cittadino deve trovare sempre.

Ma questo medico cosa deve fare?

Importante metterlo nelle condizioni di curare e lasciare le scartoffie e le incombenze burocratiche ad altre figure. Un’arma a doppio taglio è stata la dematerializzazione delle ricette, cosa molto utile, ma che ha convinto il cittadino di avere tutto per telefono e subito e quindi non accetta più di dover impiegare del tempo per essere curato. Quando in una mattinata senti diverse volte: dottoressa ho la tosse da una settimana, ho un eritema sul corpo, cerchi di essere disponibile anche sforando orario e impegni e ti rendi disponibile a visitare il paziente. Ma non va bene perché il paziente non può mai venire in studio, deve andare in palestra, a prendere l’aperitivo, al mare e ti chiede subito se non gli puoi mandare una ricettina sul telefono. In queste giornate sale lo sconforto ed è venuto in mente a tutti di andare a fare altro. Però il giorno dopo arriva il paziente che ti ringrazia, che capisce il tuo ruolo fondamentale per la salute e si va avanti, sperando in tempi migliori».

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di Redazione web