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Il Tar respinge tre ricorsi e ribadisce: a Ronchi Poveromo niente nuove costruzioni

Si trattava di ricorsi presentati da cittadini, proprietari di appezzamenti di terra, e risalenti al 2019


21 giugno 2022


MASSA. A Ronchi Poveromo non si costruisce ex novo, almeno per ora, in attesa del nuovo strutturale. Lo ribadisce il Tar, con tre sentenze quasi gemelle, pubblicate in rapida successione. Si trattava di ricorsi presentati da cittadini, proprietari di appezzamenti di terra, e risalenti al 2019. I ricorsi erano contro il Comune di Massa, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lucca e Massa-Carrara; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Regione Toscana, Provincia di Massa-Carrara (queste ultime non costituite in giudizio) e nei confronti dell’Università di Pisa - Dipartimento di Ingegneria dell'Energia dei Sistemi del Territorio e delle Costruzioni (non costituito in giudizio). I cittadini e i loro avvocati chiedevano di annullare la Deliberazione del Consiglio Comunale del 30/07/2019 n. 142, “Regolamento Urbanistico e Piano di indirizzo degli orari. Approvazione definitiva con ripubblicazione di alcune parti”; e gli atti collegati, in particolare, gli elaborati, le tavole, le norme e ogni altro atto del Regolamento Urbanistico relativo. In particolare, si chiedeva di annullare le tavole del quadro progettuale nella parte in cui rappresentano l’Ambito di Ronchi Poveromo come “zona bianca”, priva di qualsivoglia disciplina e pianificazione.

A detta del Tar, «L’infondatezza nel merito del ricorso permette di prescindere dall’esame delle eccezioni preliminari sollevate»; la circostanza vale sostanzialmente per tutti e tre. Il Tar fa notare che il Comune intende disciplinare l’edificabilità dell’area in una modalità «che non è per nulla provvisoria e risulta sostanzialmente improntata a criteri molto restrittivi che vietano nuove edificazioni e contemplano solo la possibilità dei limitati interventi contemplati dalla norma (in buona sostanza, solo gli interventi di manutenzione, recupero conservativo e ristrutturazione). Si ricorda che le previsioni «non esprimono, infatti, un orientamento decisamente favorevole all’edificazione, ma, al contrario, pongono in primo piano il valore ambientale dell’area, vietando espressamente alcune attività, prevedendo, in via prioritaria, la riqualificazione dell’area e contemplando la possibilità di nuove previsioni edificatorie solo ove le stesse non dovessero risultare in conflitto con i valori ambientali e paesaggistici dell’area da accertarsi sulla base di “specifiche indagini sullo stato di fatto e sulla presenza di emergenze di valore paesaggistico e naturalistico (vegetazione arborea, assetti dunali, visuali panoramiche ed assetti agro-ambientali)”». «In presenza di un contesto così chiaramente orientato per la prevalenza della tutela degli aspetti paesaggistico-ambientali dell’area, pienamente giustificata ed insindacabile in sede di legittimità si presenta la scelta dell’Amministrazione comunale di ritenere insufficienti gli studi in materia ambientali già commissionati e di approfondire la questione in sede di riformulazione dell’intero Piano strutturale (ovviamente, in questo caso, in una versione necessariamente adeguata alle prescrizioni del P.i.t., piano di indirizzo territoriale). Insomma, spese compensate, ricorsi respinti.

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