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Massa, allarme shottini a 3 euro. Il responsabile del Sert: droghe e alcol dilaganti tra i giovanissimi

Chiara Sillicani
Negli ultimi sei mesi undici under 17 ricoverati per abuso di alcol
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Negli ultimi sei mesi undici under 17 ricoverati per abuso di alcol

L’appello ai genitori e istituzioni: «Diamo regole con l’esempio»

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MASSA. Non c’è nelle sue parole il giudizio morale, non c’è il perbenismo, ma la consapevolezza di chi nei giovani vede il nostro futuro e teme che quel futuro sia «alla deriva».

Maurizio Varese, direttore del Serd, i giovani li incontra tutti i giorni, ne conosce le abitudini, gli stili di vita: il suo è un appello ad un impegno collettivo, a scelte condivise «perché – le parole di Varese sono forti – la diffusione di alcol e droga è fenomeno dilagante. Nei giovani e nei giovanissimi, tra ragazzi e ragazze che hanno 14, 15 anni».

Negli ultimi sei mesi – sono i dati forniti dal pronto soccorso – all’ospedale apuano hanno avuto bisogno di ricovero per abuso di alcol undici under 17, alcuni di loro in coma etilico. Numeri allarmanti: «Ho visto aumentare l’abuso di alcol in maniera dilagante nell’ultimo periodo – spiega il dottor Varese – Le droghe sono diffusissime tra i giovani, la cocaina soprattutto, ma anche l’eroina da fumo. Vedo accedere al Serd ragazzi e ragazze sempre più giovani. Dobbiamo intervenire, arginare il fenomeno. I giovani sono il nostro futuro e in questo momento li vedo alla deriva. Dobbiamo aiutarli».

E secondo il responsabile del Serd l’intervento è soprattutto uno: l’educazione. A cui non sono chiamati soltanto i genitori, la scuola e le famiglie, ma anche le istituzioni. Perché «prevenzione non è solo organizzare e promuovere importantissimi eventi di informazione, non è solo campagna. Il più potente strumento educativo è l’esempio».

Ed esempio significa eventi e serate in cui l’idea del divertimento non sia strettamente legata al bere: «Penso alle manifestazioni promosse da enti ed istituzioni, penso a quanto sarebbe importante per esempio la distribuzione gratuita di acqua. Penso a controlli rigorosi e a sanzioni nei confronti di chi vende alcol ai minori, penso a limitazioni nelle vendite nei supermecati».

Partire dal prezzo per disincentivare: «Mi raccontano di locali in cui una bevuta alcolica – il dottor Varese esplicita il concetto con un esempio – costa 3 euro e una bottiglietta di minerale 5. È una scelta pericolosa, diseducativa».

Certo – ammette Maurizio Varese – il Covid non ha aiutato, rafforzando, ad emergenza finita, il desiderio di evasione, ma è sull’idea del divertimento che dobbiamo lavorare. Una rivoluzione culturale, un cambio di mentalità. E un ritorno all’assunzione, da parte di ciascuno, delle responsabilità: «Se è importantissimo il ruolo della scuola che molto lavora alla prevenzione, se è fondamentale che le istituzioni promuovano manifestazioni in cui il bere non sia protagonista, i genitori devono tornare ad esercitare il loro ruolo. I ragazzi hanno bisogno di regole e limiti, hanno bisogno del controllo. Di riacquistare il senso del limite, una volta – il concetto è tradotto in metafora – dopo Carnevale arrivava la Quaresima, non è possibile che i giovani pensino che si possa derogare sempre e comunque. Quando un genitore arriva al pronto soccorso perché suo figlio è in coma etilico, deve pensare di aprire un percorso, non di derubricare l’accaduto perché dietro quel coma può esserci l’ansia, il disagio, una depressione mascherata».

Un appello ai genitori e ai padri in particolare: «Bisogno tornare ad assumere ruoli educativi, penso soprattutto ai papà – continua Varese – che trovo siano più assenti. Quando organizzo incontri sulld dipendenze nei minori, su 5 presenti, 4 sono madri. I padri devono riprendere autorevolezza e rivestire il loro ruolo educativo».

Perché la diffusione di alcol e droga nei giovanissimi «è fenomeno dilagante che deve essere arginato al più presto». Per quei ragazzi e perché le loro giovani vite rappresentano una risorsa collettiva. Di progetti, di idee. Un potenziale umano tutto da valorizzare.

 

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