Il Tirreno

Alcol, in ospedale più minorenni

Gian Ugo Berti
Alcol, in ospedale più minorenni

Il direttore del Pronto soccorso: «In sei mesi undici ricoverati di età sotto i 17 anni». In aumento le adolescenti che vengono ricoverate e l’età è sempre più bassa

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MASSA. È un fenomeno sociale che coinvolge gli adolescenti fra i 16 e i 17 anni – e in crescita è il numero delle ragazze, con gravi ripercussioni sullo stato di salute – il consumo abituale di bevande alcoliche nei giovani. Quasi un milione l’anno sono gli ingressi in Italia di minorenni nei Pronto soccorso per intossicazione alcoolica. Uno su 5 ammette il “binge drinking”, l’abbuffata alcoolica. Lo spiega a chiare lettere Alberto Conti, direttore dell’Unità operativa di Pronto soccorso all’ospedale di Massa. Che, negli ultimi sei mesi, ha visto 11 ricoveri fra giovani al di sotto dei 17 anni per alcolemia acuta negli ospedali di Massa e Pontremoli. «Con un aumento del 190% per le ordinazioni nell’e-commerce», sono le parole di Conti, «è solo un palliativo chiudere i locali. L’educazione comportamentale deve essere in famiglia. I ragazzi oggi cominciano a bere come abitudine anglosassone a digiuno, quale aperitivo non associato ai pasti. Durante feste e ritrovi, poi lo stesso accade a quello successivo ovviamente sabato e domenica. I giovani credono che ci si diverta solo se si beve, disinibendosi e vincendo la timidezza, il timore di non essere all’altezza. Il fenomeno coinvolge trasversalmente tutte le classi sociali. Le ragazze hanno accelerato molto. Ovviamente al Pronto Soccorso arrivano solo i casi gravi; quindi il fenomeno è certamente più esteso di quello che possiamo vedere».

L’accesso al Pronto Soccorso per giovani alcolisti è più grave dopo una dose massiccia occasionale nel fine settimana, o con maggiore frequenza e quantità minori?

«Di solito la gravità si correla a dosi inusitate e prevalentemente nel week-end o durante feste di compleanno o celebrative. Negli ultimi anni l'età media si è abbassata. Spesso sono teen agers».

La percentuale d’accessi è diversa fra giovani e ragazze?

«La prevalenza è lievemente maggiore per il sesso femminile. In questo caso, esiste un fattore biologico che predispone al coma etilico. In effetti, i dati di letteratura dimostrano una minor induzione enzimatica nel sesso femminile che non favorisce la metabolizzazione dell'alcol».

L’assunzione massiccia di alcol che provoca coma etilico è solo per assunzione alcolica o mischiata ad altre sostanze?

«Prevalentemente è da alcol, ma questi soggetti, soprattutto dediti ad alcol, usano spesso anche cocaina e metamfetamine (più in giovane adulto che giovane)».

Una volta dimesso/a dal Pronto soccorso, la persona viene accompagnata in un percorso psicologico da parte dell’Asl oppure è “abbandonata” a se stessa?

«Nella maggior parte dei casi vengono ri-affidati ai genitori, anche se adulti ma sempre in giovane età. Vengono avviati anche al Sert di zona, ma spesso preferiscono continuare l’iter con il medico curante o con l’assistenza familiare, soprattutto i minorenni se l’evento è stato occasionale durante feste».

L’assunzione è legata ai superalcoolici, grappa, wodka o vino, aperitivi e birra?

«Generalmente superalcolici, a digiuno o per aperitivo».

Cosa suggerisce, soprattutto alla vigilia dell’estate, ai genitori?

«Non misconoscere il problema. La cosa peggiore è affermare che “la mia ragazza è brava, non beve”. Sostanzialmente bevono tutti. Merita consigliare di bere mangiando, o se per aperitivo assumere anche qualcosa di commestibile che rallenterà l'assorbimento dell'alcool e ne mitigherà la tossicità. E soprattutto cercare di smettere di bere ai primi sintomi di testa vuota, senso di ebbrezza, eccessiva manifestazione di disinibizione e falso benessere (che dagli altri viene scambiata per simpatia...). In più, non ultimo, se dobbiamo metterci alla guida: merita chiedere con sincerità che guidi qualcun altro. Oppure aspettare ed idratarsi (con acqua).


 

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