Italia
Nicola Codega, il lottatore
L’ideatore della Carrozzabile compie 50 anni: «Impagabile trasmettere la mia grinta a chi ha problemi o crede di averli»
CARRARA. Nicola Codega compie 50 anni. Mezzo secolo per l’ideatore della Carrozzabile. Innanzi tutto, ci racconti il Nicola prima dell’incidente.
«Il Nicola fino al 22 luglio del’98 era un ragazzo spensierato, quello dell’ultimo banco a scuola, quello che era sempre il primo a fare casino, quello che non stava mai fermo, felice amante della vita con tanti progetti ambiziosi, amici, amiche, serate e lo sport: come mi hanno insegnato in famiglia, i miei mi hanno avvicinato allo sport fin da piccolo quando mi portavano in palestra in inverno e al campo scuola in estate, dove conobbi il mitico Mauro Fantoni, maestro dell’atletica e maestro di vita. Inizia con le gare podistiche di lunga durata perché i miei genitori mi portavano sempre con loro nelle tante gare. Loro arrivarono persino alla maratona, io mi fermai alle 10/15 km per poi iniziare con la pista, prima 1500 mt per poi finire agli 800, 400 mt e 4x 400, dove ottenni i miei migliori risultati a livello nazionale».
Cosa ricorda dell’incidente?
«Dell’incidente non ricordo nulla, mi ha raccontato tutto il conducente dell’auto che sopraggiungeva in senso contrario e sotto la quale sono finito. I miei ricordi iniziano quando mi sono svegliato dopo l’intervento al cto di Firenze quando mi sono risvegliato dopo 4 ore di intervento senza muovere le gambe, con drenaggi, sacca alimentare, morfina e febbre a 40 che mi è durata per un mese e mezzo, solo il fisico da atleta agonista mi ha salvato la vita dal punto di vista fisico».
Chi e cosa le hanno dato la forza di reagire?
«La forza per reagire me l’hanno data le persone che mi hanno circondato di affetto, in primis i miei genitori, ai quali devo tutto, se sono un uomo determinato coraggioso e con tanta forza lo devo a loro. Devo tanto anche allo sport, alla mia atletica: uno sport individuale ti aiuta a non mollare mai neanche di un millimetro, perché sei te e solo te responsabile della tua gara e della tua prestazione, così è la vita fatta di problemi e difficoltà che vanno guardate in faccia e affrontate a muso duro».
I progetti di cui va più fiero?
«Sempre in piedi, La mia autobiografia e la Carrozzabile sono i progetti dei quali vado più fiero: trasmettere la mia grinta alla persone che hanno problemi o che credono di averli per me è impagabile: mi riempie il cuore. In questo momento tragico che sto vivendo da un anno sono i bimbi delle scuole che mi sostengono col loro amore e col loro affetto insieme alla mia droga: lo sport».
Un’immagine che porta nel cuore?
«L’immagine che porto nel cuore non può che essere quella dei miei genitori che mi hanno lasciato solo troppo presto. Ogni tanto, anzi spesso sento la mia grande mamma che mi parla e mi dice “Nicola, non ti abbattere, lotta come ti ho insegnato e come hai sempre fatto “e così farò. Anche se ho un’immensa voragine di affetto dovrò imparare a conviverci e a combattere come un leone come ho fatto con la carrozzina, perché se son qui dopo 13 interventi chirurgici, se mi sono laureato, ho scritto due libri, gioco a tennis 6 ore a settimana, ho girato il mondo, ho volato col mago, ho volato col deltaplano, ho inventato eventi che coinvolgono centinaia e centinaia di persone riuscirò a vivere anche senza di loro portandoli sempre e comunque dentro il mio cuore perché sono parte di me. Questa è la mia terza vita: la prima fino al’98, la seconda sulla sedia e la terza dopo quel maledetto 4 maggio»,
Come si vede tra vent’anni?
«Tra 20 anni mi vedo sdraiato sul divano davanti al mio camino acceso con la mia compagna e i miei amici che tanto mi hanno dato e tanto mi daranno».l
M.B.
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