Il Tirreno

L'inchiesta

E ora anche un mozzicone inchioda Daniele Bedini

L.B.
E ora anche un mozzicone inchioda Daniele Bedini

Una sigaretta della marca che usa ritrovata sul luogo del delitto di Nevila

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Massa-Carrara Una sigaretta, o meglio un mozzicone: quella trovata a pochi metri da quello che – secondo la ricostruzione degli inquirenti – sarebbe il luogo del delitto di Nevila Pjetri, la donna di 35 anni uccisa con tre colpi di pistola nella notte tra sabato 4 e domenica 5 giugno. E quel mozzicone, stando a quanto trapela, sarebbe della solita marca di quelle che è solito fumare Daniele Bedini, il trentaduenne artigiano di Carrara attualmente in carcere fermato all’alba di martedì 7 dai carabinieri come sospettato proprio dell’omicidio di Nevila; mentre Bedini è formalmente indagato per l’omicidio di Camilla (uccisa con due colpi di pistola), all’anagrafe Carlo Bertolotti, la trans di 43 anni trovata senza vita in un fosso in località “Due laghi”. Un omicidio avvenuto a 24 ore di distanza dal primo, a una manciata di chilometri da dove è stato trovato il corpo senza vita di Nevila, e con un unico nome iscritto nel registro degli indagati: Bedini, appunto. Nei giorni scorsi, intanto, ricordiamo, il gip del tribunale di La Spezia, Fabrizio Garofalo, che non ha potuto convalidare il fermo di Daniele Bedini per un banale errore nella notifica del provvedimento, ne ha disposto, di sua iniziativa, la misura cautelare del carcere.

E nel frattempo si attendono gli esiti delle analisi che i carabinieri dei ris di Parma hanno effettuato sul furgone di Bedini e sulla Ford Fiesta di Camilla, ma anche di tutti gli altri elementi raccolti, tra testimonianze, filmati delle telecamere e materiale ritrovato. Proprio come quel mozzicone ritrovato dai militari dove, per gli inquirenti, è stata uccisa Nevila sul litorale di Marinella di Sarzana. Un mozzicone sul quale verranno fatte altre analisi. «Siamo in attesa delle risultanti delle indagini per vedere di avere un quadro più completo: le analisi tecniche dello stub, per esempio, o quelle dei liquidi biologici e delle tracce ematiche prelevati nelle auto. Non abbiamo nulla in mano. Dobbiamo aspettare per avere un quadro più certo», ha spiegato intanto nelle scorse ore il legale di Bedini, Rinaldo Reboa.

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