Il Tirreno

L'ultimo saluto

Rombo di motori, le note di Guccini e quell'ultimo abbraccio per Daniele

Luca Barbieri
Rombo di motori, le note di Guccini e quell'ultimo abbraccio per Daniele

Centinaia alle esequie del 18enne morto in moto. Il parroco: «Quella galleria maledetta ha sconvolto tutti» 

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Massa. Ci sono le parole di Francesco Guccini, quelle di “Canzone per un’amica”. C’è il rombo dei motori, tantissimi, ad accompagnare l’ultimo saluto, a scandire gli attimi precedenti e successivi tra piazza Istria e l’ingresso nella chiesa di Romagnano, ma anche nel tragitto dall’ospedale della Versilia e poi fino al cimitero di Turigliano, a Carrara. Ci sono gli abbracci, le parole come tentativi di consolazione, le lacrime: dei familiari, i genitori, i fratelli, degli amici, di una ragazza, giovanissima, di sedici anni, poche ore prima all’ospedale pisano di Cisanello, che porta i segni di quell’incidente dove ha perso la vita il suo ragazzo, Daniele Salati, 19 anni ancora da compiere (li avrebbe compiuti a luglio), nativo di Castagnara, dove abitava. La ragazza ha con lei il suo casco, trascina – aiutata da altri – a passo d’uomo, simbolicamente, una moto, dietro al carro funebre, poi entra e siede in prima fila in chiesa. All’uscita tiene ancora stretto il casco prima di avvicinarsi e abbracciare e baciare la bara in lacrime.

Porta i segni di quel tragico pomeriggio di sabato scorso dove un giro in moto con il ragazzo e gli amici ha cambiato la loro vita. Uno schianto, sul passo del Vestito, nella galleria che separa la provincia di Lucca da quella di Massa-Carrara, dove si è interrotta la vita di Daniele che ieri ha ricevuto l’ultimo saluto di una comunità intera.

E allora, inevitabilmente, il rombo dei motori nella mattinata di ieri, giovedì 5 maggio, in piazza Istria a Romagnano, di fronte alla chiesa, e per le strade di Massa, è stato il protagonista: applausi e motori, a ribadire quella grande passione di Daniele, la sua moto, regalata l’anno scorso in vista dei 18 anni da compiere.

I familiari, gli amici di scuola e dei gruppi delle moto che hanno preparato una grande corona di fiori, i conoscenti, i compagni di classe: centinaia per i funerali che sono stati celebrati ieri da don Francesco Del Freo, parroco della chiesa di Maria santissima addolorata a Romagnano, che nell’omelia ha preso in prestito le parole di Guccini, in quella canzone di fine anni Sessanta che racconta un tragico incidente stradale. «Non lo sapevi che c’era la morte, quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano», recita il brano. E ancora: «Non lo sapevi, ma cosa hai sentito, quando lo schianto ti ha ucciso, quando anche il cielo di sopra è crollato quando la vita è fuggita», riepiloga il don di fronte alla chiesa gremita. «È stato un fulmine che ha trasformato la serenità di una famiglia in angoscia, una galleria maledetta che ha sconvolto la vita di una comunità intera», continua il don. Poi la chiosa della canzone: «Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi».

All’uscita dal funerale, prima di prendere la strada verso Carrara, si riaccendono i motori; prima però gli applausi conducono passo dopo passo i familiari, stretti attorno al cordoglio di centinaia di persone, di cui la maggior parte giovanissimi. Mamma, papà, i fratelli, la giovanissima di 16 anni; il lungo abbraccio tra don Francesco e i genitori anticipa il momento di ripartire verso Turigliano. Gli amici accendono moto e motorini e si mettono dietro e davanti al carro funebre, ad accompagnare Daniele per l’ultimo saluto.


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