Il Tirreno

In tribunale

Picchiata dal marito, in aula le immagini choc dei lividi

Manuela D'Angelo
Picchiata dal marito, in aula le immagini choc dei lividi

«Le cose sono peggiorate quando ho scoperto che mi tradiva con un’altra. Di solito mi dava dei calci, ma una volta mi ha puntato alla gola un coltello»

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Massa. Lividi su tutto il corpo; un dito color viola, un graffio profondo sotto l'occhio, la mandibola che non si apre più, i segni delle sue dita sulle braccia, sedie spaccate, vetri frantumati. Un altro caso di maltrattamenti in famiglia davanti al giudice Ermanno De Mattia. In aula ieri mattina, lunedì 2 maggio, sono state analizzate e visionate le fotografie scioccanti dei lividi e degli ematomi che la donna tra il 2020 e il 2021 aveva iniziato a collezionare su tutto il corpo. Fotografie scattate dalla vittima e inviate sul cellulare dell'ex marito (i due sono già in fase di separazione) solo per fargli vedere come era ridotta a seguito dei suoi “scatti di ira”. «Mio marito ha sempre avuto problemi con la gestione della rabbia - racconta in Tribunale la donna - ma le cose tra noi sono peggiorate quando ho scoperto che mi tradiva e ho iniziato a fargli domande».

I fatti risalgono al 2020: secondo la donna il marito avrebbe iniziato a picchiarla perché aveva scoperto la sua relazione extraconiugale, sentendosi meno libero e non volendo che la moglie interferisse nel rapporto che aveva con l'altra donna. «Se non mi fai arrabbiare io non ti picchio»; «Sei soltanto gelosa perché lei ha un corpo statuario»; «Denunciami, così almeno ci separiamo».

Sono solo alcune delle frasi che l'uomo avrebbe detto alla moglie quando lei cercava di farsi dire la verità, o gli controllava il cellulare, o lo accompagnava al lavoro per evitare che i due si incontrassero. «Ho tentato di tenere unita la mia famiglia - racconta la donna - ma alla fine non ci sono riuscita».

Al pronto soccorso, se ci andava, diceva che era sbattuta contro le portiere della macchina, o che era scivolata; alla sua famiglia, agli amici e ai parenti ha tenuto nascoste le botte, fino all'ultimo, per non farli preoccupare, ma si è sempre fotografata i lividi, a volte incredula che stesse succedendo proprio a lei. «Erano per lo più calci - racconta sempre davanti al giudice - e mi colpiva anche con il cellulare, o con i libri che trovava a portata di mano; una volta ha spaccato una sedia di legno; un'altra volta una vetrata in cucina. Una sera fu molto violento, mi ritrovai per terra che mi riempiva di calci; una sera ebbi più paura del solito perché nel litigare afferrò un coltello in cucina e me lo puntò alla gola; non avevo più tempo per guarire dai lividi che me ne faceva altri».

L'uomo fu raggiunto da una ordinanza cautelare che avrebbe dovuto tenerlo a distanza dalla ex moglie, di almeno 500 metri, ma secondo il racconto della donna non l'ha mai rispettata: «Ha iniziato a seguirmi, veniva anche sul posto di lavoro; in giro diceva che ero diventata pazza, che mi facevo del male da sola e che la relazione me l'ero inventata nella mia testa. Poi iniziò a scrivermi dei messaggi di scuse, forse quando capì che lo avrei denunciato». E quei messaggi sono stati letti ieri mattina in aula: «Ho sbagliato tutto, lo so, ho perso una famiglia splendida»; «Vorrei tornare indietro»; «Non mi perdonerò mai per averti picchiata. Dio mi punirà».

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