Il Tirreno

Strade deserte, cassonetti stracolmi. Miseglia: un paese (quasi) fantasma

Donatella Beneventi
Strade deserte, cassonetti stracolmi. Miseglia: un paese (quasi) fantasma

È il borgo dove è nato il mortaio, oggi sembra abbandonato. «Qui non c’è niente, né per i giovani né per i vecchi»

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CARRARA. Altra tappa alla scoperta dei paesi a monte di Carrara, un mondo a parte rispetto alla città, seppur vicinissima.

La sensazione lungo il percorso per strade non esattamente semplici, a tratti pericolose, funestate da buche e “verdura”, come l’avrebbe chiamata Dante, a ciglio strada, è quella di distacco dal resto, un salto fuori dal tempo, il che potrebbe anche essere per certi versi, positivo.

Miseglia accoglie chi la visita, con un gigantesco mortaio in marmo: eh sì, perché questo è il luogo dove è nato uno degli strumenti più conosciuti al mondo, senza il quale non esisterebbe probabilmente il pesto alla genovese o i rimedi degli erboristi, e quello in marmo è proprio autoctono, simbolico o come si direbbe nella fraseologia colta, iconico, come pure le panchine, due, in marmo ovviamente, che spiccano nella piazzetta davanti al parcheggio.

Ore 16 di sabato 16 aprile: a Miseglia c’è il deserto totale, pare un paese abbandonato, se non fosse per qualche voce che giunge dalle case del piccolo borgo, fra i panni stesi e le strade assolate di un pomeriggio di primavera: un gatto si aggira, padrone dei vicoletti, mangiucchia croccantini lasciati per lui in un angolo, nessuna traccia di essere umano.

Eppure, a ben vedere, se questo paesino fosse altrove, sarebbe una risorsa da sfruttare, e non solo per i mortai che occhieggiano pure dalle targhe delle case, ma per la storia che vi si respira, per qualche bella casa che doveva appartenere a qualche famiglia facoltosa, insieme a quelle dei cavatori, che erano riuniti in un’associazione che oggi è chiusa, solo una targa ormai consunta ricorda l’identità del posto.

Finalmente, dopo lunga attesa e una sbirciatina alle edicole votive disseminate per le strade, compare una signora, sorpresa lei stessa di trovarsi davanti una persona, oltre tutto non del posto: è diffidente, ma con la promessa di non farle foto, si riesce a strappare qualche impressione.

«Io sto sempre in casa – dice – vado al commestibili, prendo due cose, passo da mia sorella e poi basta. Qui a Miseglia non c’è niente, né per i giovani né per i vecchi: sono venuti a vivere tanti extracomunitari, le case popolari hanno fatto diventare il paese, un quartiere dormitorio. Se mi sentissi male, arriva l’ambulanza e mi porta via – conclude – ma non esiste niente per la nostra vita quotidiana e poi c’è una gran sporcizia, ai cassonetti arrivano da Carrara per buttare via l’immondizia, che vergogna».

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