Sicurezza
Condannato a sei mesi per lo schiaffo a Zubbani
Durante la cerimonia per la Bandiera blu nel 2015 l’allora sindaco fu aggredito e colpito in pieno volto
CARRARA. Vale sei mesi di carcere il ceffone dato all’ex sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, durante la cerimonia per la bandiera blu a Marina di Carrara nel 2015: ieri mattina, la giudice Valentina Prudente ha emesso la sentenza nei confronti di Carlo Piccioli, l’uomo che quella mattina si avvicinò al sindaco e lo schiaffeggiò provocandogli, secondo il Pronto soccorso, un referto di 22 giorni, oltre che uno stato di profonda ansia per molti giorni successivi all’episodio. La Procura aveva chiesto una pena più severa, 1 anno e quattro mesi: forse un po’ troppo per un “taffetto”, come disse il cittadino difendendosi dall’accusa di “lesioni”. In aula ha testimoniato anche l’agente della Digos che quella mattina era in servizio per la cerimonia e che ha visto tutto: «Si avvicinò al sindaco da dietro, lo prese alla sprovvista alle spalle, e lo colpì con uno schiaffo in piena faccia».
Quella mattina, come confermano tutti i testimoni, Zubbani proseguì con la cerimonia della bandiera blu, nonostante fosse visibilmente scosso dall’accaduto e nei giorni successivi fu costretto a presentarsi nelle varie occasioni istituzionali e politiche (anche in un consiglio comunale) con una vistosa fasciatura tra l’occhio e la guancia.
La polizia di Carrara, quella mattina, intervenne per fermare e denunciare l’uomo: si trattava appunto di Piccioli, uno dei cittadini appartenenti alla “Assemblea permanente”, nata a seguito dei fatti alluvionali e diventata molto attiva politicamente. Qualche mese prima, lo stesso Zubbani era stato fortemente contestato dall’Assemblea permanente in seguito ai danni per lo straripamento del Carrione e per il cedimento di un argine del fiume. E quasi duemila persone, per lo più alluvionati, si erano radunate davanti al Comune chiedendo le dimissioni del primo cittadino e della sua giunta.
La difesa di Piccioli ha tentato di dimostrare in aula che non si è trattato di una aggressione e che non vi era prova delle lesioni provocate al sindaco (a parte le fasciature che lui stesso mostrò per molti giorni). Piccioli avrebbe anche ammesso di avergli dato «un buffetto, un taffetto» sulla guancia dopo avergli detto: «Sindaco, politicamente non vali nulla». Ma, alla fine, la giudice ha giudicato attendibili le dichiarazioni dei testimoni che quella mattina videro l’uomo “sfoderare” un vero e proprio ceffone sul viso dell’ex sindaco. E ha condannato Piccioli alla pena di sei mesi.
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