Il Tirreno

«Rinviate le scadenze per evitare ricorsi» è un caso la lettera dell’avvocato Genovesi

Il sindaco Francesco De Pasquale, il vice Matteo Martinelli e Stefano Dell’Amico
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Il sindaco Francesco De Pasquale, il vice Matteo Martinelli e Stefano Dell’Amico

Articolo 21 e progetti per la città, giunta e maggioranza pentastellata: il 30 aprile non si tocca, ma non è una ghigliottina

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CARRARA. Diventa un caso politico la lettera inviata dall’avvocato Ferdinando Genovesi per chiedere un rinvio dei termini di scadenza di presentazione dei progetti legati all’articolo 21 del regolamento degli agri marmiferi (cioè progetti per la città per ottenere il prolungamento delle concessioni), ad oggi fissati al 30 aprile prossimo; un rinvio che, si fa notare, eviterebbe molti potenziali ricorsi. Il sindaco Francesco De Pasquale, il vicesindaco e assessore al marmo Matteo Martinelli e il presidente della commissione marmo Stefano Dell’Amico, convocano subito una conferenza stampa, per ribadire, motivando, che quel 30 aprile non si tocca. «Una mail è stata inviata come una spam a tutti i consiglieri, sindaco e assessori, da parte di uno studio legale che dice di rappresentare diverse imprese del marmo non specificate. Ci piacerebbe sapere chi sono i mittenti», spiegano gli esponenti del Movimento Cinque Stelle.

Nella missiva, si fa notare, si rammenta che molte aziende hanno già impugnato il disciplinare del lapideo con ricorso al Tar e si chiede una proroga di ulteriori quattro mesi fino al 30 settembre. Nelle ultime righe si auspica che il 2022 sia l’anno della svolta per il settore marmo e per la città.

«Ringraziamo chi ce lo ha fatto notare – ironizzano da Movimento – ma ci ricordiamo che ci sono diversi ricorsi pendenti. Se alcuni operatori del settore avessero voluto mettere in discussione il percorso intrapreso, avrebbero dovuto utilizzare i canali istituzionali a cominciare dalle associazioni di categoria. Ci saremmo aspettati almeno un minimo di fair-play istituzionale».

La lettera, definita «senza emissario» è arrivata martedì sera, a due mesi dalla data delle elezioni: «È una comunicazione antipatica da ricevere a ridosso di un appuntamento così importante – proseguono i pentastellati – soprattutto per la possibile ricaduta sulla città di progetti di interesse generale. Se si trattasse di un’iniziativa corretta, probabilmente conosceremmo anche il nome dei mittenti, che invece hanno scelto di nascondersi dietro un professionista. Questo atteggiamento getta discredito su tutto il settore e danneggia anche le aziende che hanno deciso di mantenere un comportamento corretto e trasparente». Dal Movimento si chiedono se il fine possa essere strumentale a qualche forza politica: «La mail è arrivata anche ai consiglieri di opposizione, che sono sempre stati contrari al disciplinare approvato dalla nostra maggioranza. Non ci stupirebbe se qualcuno ora sperasse nell’opportunità di ridiscutere i progetti con le imprese dopo le elezioni. Noi faremo il possibile perché questo non accada». Nel testo della lettera si fa riferimento a difficoltà interpretative del disciplinare che dà alle imprese la possibilità di accedere al periodo transitorio, evitando la scadenza della concessione nel 2023, come prevede la legge regionale 35/2015. «È stato fornito ogni chiarimento possibile – replicano i Cinque Stelle – L’articolo 21, dopo un mese di discussione, è stato approvato a giugno dello scorso anno. Le modifiche votate a gennaio sono state integrate dalle precisazioni richieste dalla categoria e dalla altre forze politiche, senza in alcun modo modificare il corpo e la sostanza del documento. Ci sono state svariate occasioni di confronto e da un’iniziale previsione dei termini al 31 dicembre 2021, siamo passati al 28 febbraio e poi al 30 aprile. Un ulteriore rinvio – spiegano – potrebbe rappresentare un tentativo di qualcuno di non mettere nero su bianco gli impegni con la città, confidando nelle forze politiche che in campagna elettorale stanno millantando di poter cancellare quanto fatto da questa amministrazione. I ricorsi non ci spaventano e neanche le diffide personali, come quella da 12,5 milioni di euro che ci è stata recapitata per la conosciuta vicenda di Fossa Combratta, su cui ci siamo espressi con un atto di indirizzo politico per l’interruzione dell’attività estrattiva in un’area ancora vergine. Chi oggi boicotta l’articolo 21 – concludono – sta ostacolando lo sviluppo della città».

Insomma, i 5 Stelle sono compatti: si resta fermi sul 30 aprile. «Ci piacerebbe sapere - ribadiscono in conferenza De Pasquale, Martinelli e Dell’Amico - a nome di chi scrive l’avvocato (che loro non nominano mai, ndr) - il percorso che ci ha portato fin qui è stato partecipato e trasparente, e poi c’è il termine perentorio del 31 dicembre 2023 in cui si concluderà il regime transitorio: considerando l’iter necessario all’esame e all’approvazione della documentazione, prima si inizia e meglio è».

Aggiunge Martinelli: «Non è il Comune di Carrara che impone gare ad evidenza pubblica. Lo dicono le norme europee, nazionali e regionali. Le previsioni dell’articolo 21 sono un beneficio per le aziende, nel regolamento vi sono ben spiegati i passaggi da seguire, dalla presentazione della bozza di convenzione, all’atto di impegno ad avvalersi della filiera corta. Si chiede anche un piano economico finanziario, pef, non relativo ai progetti, e l’entità dell’investimento. Il comma 4 - sottolinea Martinelli, prevede già che la documentazione prodotta per la stipula della convenzione potrà essere rivista e corretta prima della sottoscrizione della convenzione, anche sulla base degli esiti dei risultati della valutazione dei progetti, delle richieste degli uffici e del Nucleo di valutazione. Quindi - aggiunge - il 30 aprile non è una ghigliottina: ci rendiamo conto delle difficoltà». Quindi, si tiene fermo il 30 aprile, «anche per un principio di equità». E poi, fanno notare, anche se si andasse al 30 settembre ci potrebbe sempre essere chi chiede un nuovo slittamento.

La lettera di Genovesi arriva in contemporaneo ad analoga richiesta avanzata da Cristiano Bottici del Pd. Martinelli attacca: «In giro c’è un idegno chiacchericcio sul settore marmo: i 5 Stelle in questi anni hanno cambiato le norme, chi vuole tornare indietro sa chi votare. C’è chi parla di tornare agli accordi con gli imprenditori: noi siamo per il confronto, ma il Comune deve dettare regole uguali per tutti; parlare di accordi, anche giuridicamente, fa ridere. Piuttosto perché non ci hanno pensato loroa evitare che la Regione si prendesse tutto il potere sul settore?».
 

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di Redazione web