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Lottizzazione Masero, non ci fu stalking Ed è stato prescritto il reato di minacce
A processo l’ingegnere Graziano Testa accusato insieme a Montani, anche lui assolto ieri dal giudice che ha respinto le accuse
LICCIANA NARDI. L’ingegnere Graziano Testa, nome noto nell’intera Lunigiana, per il Tribunale di Massa non ha stalkerizzato un tecnico progettista, con cui divideva i problemi del famoso piano di lottizzazione immobiliare del Masero di Licciana Nardi. Il reato di stalking è stato dapprima derubricato a «minaccia grave» e poi è stato estinto per prescrizione. Si chiude quindi un capitolo lungo e tormentato per l’ingegner Testa che era stato chiamato dalla Procura apuana a difendersi dall’accusa di stalking, un filone staccatosi all’interno del maxi processo riguardante il piano di lottizzazione immobiliare in località Masero di Licciana Nardi. Dove, secondo la Procura di Massa, non furono rispettati i parametri e le volumetrie di costruzione. Minacce e stalking nei confronti di un tecnico progettista, che all’epoca dei fatti – secondo l’accusa – avrebbe dovuto assecondare alcune richieste dell’ingegner Testa che da lui avrebbe preteso (insistentemente, si legge nelle accuse) un atteggiamento benevolo, nella stesura di documentazione e relazioni relative al caso delle lottizzazioni. Durante il processo è emerso come, poiché il tecnico progettista aveva scoperto che nel progetto del Masero c’erano alcune irregolarità amministrative, alcune irregolarità sugli oneri di urbanizzazione ed altre problematiche poco chiare, Graziano Testa lo interpellasse “frequentemente”, un po’ per chiedere spiegazioni, un po’ per capire cosa avesse in mano in Comune, altre volte per fare pressioni sulle possibili relazioni da stilare. Insomma, secondo la Procura di Massa all’epoca dei fatti l’ingegner Testa iniziò un vero e proprio stalkeraggio nei confronti del progettista, e non mancarono le minacce, gli appostamenti sotto casa, tanto che l’uomo certificò «uno stato d’ansia» e si sottopose a cure molto pesanti.
Ma per il Tribunale di Massa «non è stato stalking» e l’ingegner Testa può tirare un sospiro di sollievo. Le minacce sono state appurate, ma non il tartassamento che l’ingegnere avrebbe messo in atto nei confronti del progettista che invece, secondo la difesa Testa, aveva ben altri motivi per essere caduto in uno stato di ansia.
Per questo il collegio dei giudici ieri pomeriggio ha deciso di derubricare il reato a “minacce gravi”. L’ultima fase del processo, con le requisitorie degli avvocati, è durata molte ore. Testa è stato sempre presente, anche alla sentenza di primo grado. All’origine, questa costola del processo sulle lottizzazioni vedeva imputate oltre a Testa altre due persone, di cui una è deceduta e l’altra è il dottor Montani (difeso dall’avvocato Enrico Marzaduri), che fu tirato in ballo nella vicenda il giorno in con Testa si recarono a fare un sopralluogo su alcuni terreni vicini a casa del tecnico. Il quale, accorgendosi di loro, prese quella presenza come minacciosa e pressante per la sua attività e che per questo denunciò i due per minacce e stalking. Montani è stato assolto- Il pm aveva chiesto per Testa un anno di reclusione, ma il collegio dei giudici, presieduto da Ermanno De Mattia ha derubricato il reato (non fu stalking, ma furono minacce”) ed estinto il tutto per prescrizione.
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